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FEDE


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GESÙ CRISTO
Gesù di Nazareth: un identikit
Sintetizziamo le linee principali dell'identikit tracciato dal Card. Giacomo Biffi sull'uomo più controverso e affascinante della storia

Gesù di Nazareth |
CHI È GESÙ CRISTO? – Molti parlano di Gesù Cristo, ma chi è veramente? È possibile tracciarne un identikit il più possibile aderente alla verità storica? Se vogliamo farlo occorre rifarsi ai Vangeli canonici, in quanto le altre fonti o tacciono (come nel caso degli scritti extracristiani) o non sono sufficientemente attendibili (come nel caso dei vangeli apocrifi). Questi aspetti non hanno nulla a che vedere con l'aspetto di fede, perché non presuppongono che si creda né alla sua divinità né alla sua risurrezione.
L'ASPETTO ESTERIORE – Gesù godeva di signorilità ed autorevolezza, chiunque si rivolge a lui non può fare a meno di chiamarlo "signore" e, quando la sua parola si diffonde, diviene "maestro". La sua signorilità gli consente di essere invitato sia nelle case delle persone più altolocate, pur non avendo preclusione nelle sue frequentazioni sociali. Gesù nei Vangeli appare godere di buona salute, indispensabile per sostenere le lunghe camminate. Gesù sembra anche un uomo bello tanto che in Luca leggiamo un episodio significativo in cui una sconosciuta ammiratrice così si esprime: «Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte» (Lc 11,27). Gli evangelisti pongono spesso l'accento sul suo sguardo, sicuramente penetrante, anche se il Maestro preferiva guardare dentro l'intimo delle persone, per toccarne il cuore.
LA PSICOLOGIA – Gesù colpisce immediatamente per la grande chiarezza di idee: le esitazioni e il rifugio nel soggettivismo così come le formule dubitative ("forse", "secondo me", ecc.) sono del tutto assenti nei suoi discorsi. Tale sicurezza finirebbe per essere persino irritante se non fosse accompagnata dalla oggettiva elevatezza e luminosità del suo insegnamento, che non è mai astratto ed avulso dalla realtà concreta di ogni giorno, e dall'assenza di un atteggiamento che lo possa far considerare come un arrognate o un vanaglorioso. Gesù dimostra anche di possedere una forte volontà che lo porta ad essere un uomo veramente libero davanti a parenti ed oppositori in modo tale che nessuno è in grado di distoglierlo dai suoi intenti. Rispetta e riconosce l'autorità ma non prova verso di essa timori reverenziali, sembra non occuparsi dei giudizi malevoli che la gente può formulare su di lui quando sta insieme a pubblicani e peccatori. Questo tratto viene confermato anche da persone a lui ostili, come i farisei che così gli si rivolgono: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non ti curi di nessuno; infatti non guardi in faccia agli uomini, ma secondo verità insegni la via di Dio» (Mc 12,14)
IL RAPPORTO COL PROSSIMO – Gesù dimostra una grande sensibilità d'animo e prova compassione per le disgrazie degli altri, come si trova nell'episodio dei due ciechi di Gerico in cui «Gesù si commosse» (Mt 20,34) o della folla affamata (Mc 8,2) o ancora della madre che piange il proprio figlio morto (Lc 7,13). Gesù ha molto vivo il senso di amicizia, infatti chiama «amici» i suoi apostoli, accoglie i bambini a braccia aperte «Lasciate che i bambini vengano a me» (Mc 10,13) Non è una persona sentimentalmente imperturbabile, infatti non esita a scoppiare in pianto nell'occasione della morte dell'amico Lazzaro (Gv 11,35). Gesù, da buon ebreo, non demonizza mai il denaro ma lo rispetta, e quando parla di «ricompensa nei cieli» lo fa con un intento ben lontano dall'etica kantiana che prescrive di soffocare ogni istinto ed ogni sentimento, tipici della natura umana, al fine di raggiungere la virtù.
L'ORIGINALITÀ – Gesù è un uomo perfettamente inserito nella società palestinese anche se il suo insegnamento è talmente innovativo da suscitare non solo scalpore «Nessuno ha mai parlato come parla quest'uomo!» (Gv 7,46) ma anche timore e perplessità: «Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: "Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità"». Gesù è senza dubbio un uomo politicamente scorretto se consideriamo il rapporto che intrattiene con i pubblici peccatori tanto da formulare sentenze che apparirebbero a dir poco provocatorie: «In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio». Gesù rifiuta il legalismo e il ritualismo dei farisei affermando invece il primato dell'interiorità, scandalizzando così i farisei (cf. Mt 10,23-26). Gesù arriva a condannare espressamente il divorzio, ammesso sia a Roma sia in Grecia sia nella legge mosaica, e ad invitare al celibato per il regno dei cieli, fatto di per sé contrastante col sentire comune dell'epoca (Mc 10,10-12). Fonte di sdegno è anche il suo disinteresse per ogni chiusura nazionalistica, come dimostra l'episodio avvenuto nella sinagoga di Nazaret e raccontato in Luca 4,25-28.
L'INTIMA COMUNIONE CON DIO PADRE – Gesù è in grado di insegnare con autorevolezza e originalità perché attinge la luce e l'energia dalla sua intima comunione filiale con Dio Padre. Solo così riceve quella luce che trascende ogni logica umana e quella forza necessaria per mantenere posizioni impopolari. Per intrattenersi con il Padre è solito ritirarsi in preghiera ritagliandosi spazi di silenzio e solitudine all'interno della giornata. Nelle sue preghiere vi è adorazione, lode, ringraziamento, ma anche supplica a favore degli amici e nemici. Ciò che conta è la consonanza con la volontà del Padre, che deve essere l'ideale di vita per tutti gli uomini: «Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5,48) e «Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro» (Lc 6,36) perché «il Padre vi ama» (Gv 16,27). Ciò che fa di Gesù di Nazareth un caso del tutto inedito è la sua intima convinzione di essere costituito in una relazione reale con il Dio d'Israele. Gesù Cristo ripete continuamente l'espressione «Padre mio» mentre l'espressione «Padre nostro» la riserva soltanto agli altri come preghiera a cui egli però non si associa. Nessun uomo tra i grandi maestri e sapienti dell'umanità o fondatori di religioni hanno mai sfiorato un pensiero paragonabile a questo: essere l'unigenito di Dio.
IL LIBRO PER APPROFONDIRE
Card. Giacomo Biffi
"Gesù di Nazaret: centro del cosmo e della storia"
"Debbo confessare che sono rimasto vinto dalla bellezza di questa presentazione dell'uomo Gesù. Spesso sì rileva qualche tratto della sua vita, qualche elemento della sua figura, ma poche volte ci viene data una visione cotnplessìva della sua figura umana. Qui è a tutto tondo che la figura del Cristo si staglia e ci si impone. Di fatto quanto l'autore ha saputo riunire di tutti gli elementi sparsi nei libri del Nuovo Testamento, realizza un impressionante «identikit» di Gesù. È evidente tuttavia che la presenza del Cristo anche attraverso questo libro non è fine a se stessa. Proprio la grandezza di questa figura suscita inevitabilmente l'esigenza di sapere chi veramente Egli sia. Così alla visione di quest'uomo deve seguire una ricerca che ci metta sulla strada di potere penetrare il'mistero della sua persona. È quello che fa questo libro, con grande chiarezza e intelligenza. Mi sembra di poter affermare senza alcuna esagerazione che il libro sia dì fatto uno dei libri più grandi di questi ultimi tempi. E veramente la testimonianza più alta che la Chiesa dà oggi al suo divino Fondatore. In ogni secolo Dio ha bisogno di rinnovare e fare presente la testimonianza apostolica. Questo testo è la testimonianza e confessione di fede che dà la Chiesa a questa generazione". (Don Divo Barsotti) |
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