Radio Maria

APPARIZIONI MARIANE

Medjugorje

 

IL CASO MEDJUGORJE

Cosa dice la Chiesa

 

Il vescovo Franjo Kuharic

"Noi vescovi, dopo una triennale commissione di studio, accogliamo Medjugorje come luogo di pellegrinaggio e santuario. Questo vuol dire che non abbiamo nulla in contrario se qualcuno onora la Madre di Dio in una maniera che sia conforme all'insegnamento ed alla dottrina della Chiesa... Pertanto proseguiremo gli studi... La Chiesa non ha fretta.”

Medjugorje,
Sua Eminenza Card. Dr. Franjo Kuharic,
Arcivescovo di Zagabria
(Glas Koncila, 15 agosto 1993)

 

Il fenomeno legato a Medjugorje non ha ancora ricevuto né l'approvazione (che potrà avvenire, qualora il caso lo necessiti, soltanto a conclusione di tale fenomeno) né una condanna ufficiale da parte della Chiesa. La Dichiarazione di Zara del 1991 (l'unica dichiarazione ufficiale attualmente riconosciuta) afferma soltanto che «sulla base delle ricerche finora compiute non si può affermare che si tratti di apparizioni o fenomeni soprannaturali» ('non constat de supernaturalitate'), ma neppure smentisce tale ipotesi. Il giudizio negativo dato invece del vescovo di Mostar ('constat de non supernaturalitate') – come afferma la Congregazione per la Dottrina della Fede – «deve essere considerata espressione di una convinzione personale del vescovo di Mostar (...) e rimane un suo parere personale».

Per la valutazione delle apparizioni e dei messaggi, come dice la teologia romana, esistono tre formulazioni classiche:
1. constat de non supernaturalitate: l'apparizione è condannata
2. constat de supernaturalitate: l'apparizione è approvata
3. non constat de supernaturalitate: non si è al momento in grado di affermare che il fenomeno sia di origine soprannaturale, ma neppure si è in grado di smentire categoricamente tale possibilità (ed è questo il caso in cui rientra Medjugorje).

In ogni caso la Chiesa, nel suo prudente magistero, ha sempre invitato alla prudenza per le rivelazioni di carattere privato. Ecco cosa dice in proposito il Catechismo della Chiesa Cattolica al numero 67: «Lungo i secoli ci sono state delle rivelazioni chiamate "private", alcune delle quali sono state riconosciute dall'autorità della Chiesa. Esse non appartengono tuttavia al deposito della fede. Il loro ruolo non è quello di "migliorare" o di "completare" la Rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a viverla più pienamente in una determinata epoca storica. Guidato dal Magistero della Chiesa, il senso dei fedeli sa discernere e accogliere ciò che in queste rivelazioni costituisce un appello autentico di Cristo o dei suoi santi alla Chiesa».

Sua Eminenza il Cardinal Dr. Franjo Kuharic, arcivescovo di Zagabria, così si è espresso: «Noi vescovi, dopo una triennale commissione di studio, accogliamo Medjugorje come luogo di pellegrinaggio e santuario. Questo vuol dire che non abbiamo nulla in contrario se qualcuno onora la Madre di Dio in una maniera che sia conforme all'insegnamento ed alla dottrina della Chiesa... Pertanto proseguiremo gli studi. La Chiesa non ha fretta». (Glas Koncila, 15 agosto 1993) Va dunque sottolineato come la Chiesa stessa abbia segnalato la parrocchia di Medjugorje come «Santuario internazionale per assistere spiritualmente e pastoralmente i pellegrini di tutto il mondo» (Dichiarazione Vecenijlist, agosto 1993, DN 13, p.41), riconoscendo e promuovendo dunque il culto mariano che là si svolge.

La chiesa della parrocchia di Medjugorje è attualmente Santuario della Regina della Pace, e tutti i frati francescani che svolgono servizio nella parrocchia di Medjugorje hanno il mandato del vescovo locale Mons. Ratko Perić e sono in possesso di tutte le funzioni canoniche per esercitare il loro servizio sacerdotale. Tutte le informazioni essenziali e necessarie legate agli avvenimenti di Medjugorje sono disponibili sul sito web www.medjugorje.hr. Tali informazioni sono "la sola voce ufficiale" di Medjugorje. Il Santuario non ha dato la missione ad alcuna persona né communità di diffondere o di interpretare i messaggi della Gospa. Tutti queste sono iniziative private e spontanee dei fedeli e delle comunità.

Il santuario di Medjugorie è stato visitato nel 2004 da 1.400.000 persone. Il che ne fa, insieme a Lourdes e Fatima, il santuario mariano più visitato del mondo.

A.G.

***

 

Le dichiarazioni ufficiali

 

La «Dichiarazione di Zara» (1991)

La Dichiarazione di Zara è stata redatta dalla Conferenza Episcopale Jugoslava alla vigilia del decennale delle apparizioni. Non essendo stata seguita da altri pronunciamenti ufficiali di vescovi della regione a cui appartiene la diocesi di Mostar (prima jugoslavi, poi della Bosnia-Erzegovina), essa costituisce tuttora il punto di riferimento imprescindibile per un corretto discernimento dei fatti e per le conseguenti norme di comportamento dei fedeli. Da allora si registrano solo commenti e precisazioni, anche da parte vaticana (a seguito di gravi fraintendimenti in senso peggiorativo), ma sempre in riferimento a quel pronunciamento autorevole.

Dopo uno studio durato tre anni, la Conferenza Episcopale Jugoslava dell'epoca, riunitasi nella città dalmata di Zara, il 10 aprile 1991 rende nota una Dichiarazione ufficiale. In sintesi, nel documento si afferma: «Sulla base delle ricerche finora compiute non è possibile dichiarare che si tratti di apparizioni e di fenomeni soprannaturali». Non si dice che non vi sono apparizioni, ma solo che non sono ancora state confermate. Queste parole sono state in realtà un compromesso tra la posizione contratria del vescovo Žanić e i buoni frutti che le apparizioni di Medjugorje producono. Rendendosi conto dell'imponenza degli eventi, i vescovi hanno deciso di dedicare attenzione allo studio della Beata Vergine Maria nella parrocchia di Medjugorje e si sono impegnati a fornire adeguate direttive liturgico-pastorali.

La posizione sull'assistenza spirituale da offrire ai pellegrini è un passaggio molto importante del documento, che da vigore alla sacralità del luogo, come meta di pellegrinaggio.

Ecco il testo della Dichiarazione nella sua integrità:

«I vescovi fin dall'inizio seguono i fatti di Medjugorje tramite il vescovo diocesano, la commissione diocesana e la commissione della Conferenza episcopale jugoslava per Medjugorje. Sulla base delle ricerche finora compiute, non si può affermare che si tratti di apparizioni o di fenomeni soprannaturali. Tuttavia, i numerosi pellegrini che giungono a Medjugorje provenienti da vari luoghi, spinti dalla fede o da altri motivi, richiedono l'attenzione e la cura pastorale, innanzitutto del vescovo diocesano e, con lui, anche degli altri vescovi, in modo che a Medjugorje e con Medjugorje si promuova una devozione verso la Beata Vergine Maria in armonia con l'insegnamento della Chiesa. A tale scopo i vescovi forniranno anche particolari direttive liturgico-pastorali. Nello stesso tempo, mediante le loro commissioni, continueranno a seguire e a esaminare nel loro insieme tutti gli avvenimenti di Medjugorje».

Zara, 10 aprile 1991
I vescovi jugoslavi

 

Disposizioni su Medjugorje

Articolo di fondo apparso su "Glas Koncila", Zagabria, 5 maggio 1996

L'ultima dichiarazione dei vescovi cattolici jugoslavi su Medjugorje è il classico esempio della prassi millenaria di provata ragionevolezza della Chiesa. Si dimostra che la Chiesa rispetta i fatti, misura attentamente le proprie competenze e che tiene soprattutto al bene spirituale dei credenti.

È noto in tutto il mondo il fatto che a Medjugorje, grazie alle voci di apparizioni della Madonna, arrivino già da un decennio credenti e curiosi provenienti da tutti i continenti. È per il fatto che qui appare e dà i Suoi messaggi la Madre di Dio? I vescovi, prestando grande attenzione ai confini delle proprie competenze, dichiarano che "in base alle ricerche fino ad ora compiute non è possibile dare una conferma".

Il contenuto ed il senso di questa affermazione devono essere analizzati a due livelli. In questo caso il primo livello è che il contenuto di queste possibili rivelazioni private non può essere ricondotto ai contenuti dichiarati ed imprescindibili della fede. Pertanto nè i vescovi, nè lo stesso Papa hanno l'autorità di giungere alla conclusione che qui sia davvero apparsa la Vergine, ma non hanno neppure l'autorità per impedire ai fedeli di crederlo. Il magistero della Chiesa è assolutamente inconfutabile solo quando afferma che qualcosa si trova o non si trova nell'ambito di quella Rivelazione che la Chiesa ha ricevuto fino alla fine dell'epoca degli apostoli, che si trova nella Bibbia e che viene trasmessa. Quanto non è inserito nella Bibbia e negli insegnamenti non può essere proclamato dal magistero della Chiesa dottrina della fede, nè contenuto di una fede obbligatoria. Pertanto solo degli ingenui possono aspettarsi che i vescovi risolvano la questione di Medjugorje in modo da farci sapere esattamente quello in cui dobbiamo o non dobbiamo credere.

Ma allora per quale motivo si eseguono delle indagini tanto accurate? Perchè sono tenuti a dichiarare che quello che lì accade e da lì viene proclamato è in armonia con tutte le verità religiose annunciate e con la dottrina morale. Dichiarando che non vi sono contraddizioni, che questi messaggi e rivelazioni concordano con la dottrina e la morale cristiana essi, essendo i maggiori responsabili all'interno della Chiesa, possono dichiarare che non vi sono ostacoli alla presenza di pellegrini in questo luogo, nè allo sviluppo di una vita spirituale improntata a questi messaggi. Dall'altro lato essi avrebbero anche il dovere di scoprire eventuali inganni e mettere fine agli abusi. L'affermazione in proposito contenuta nella nuova Dichiarazione dimostra che le indagini in questo senso proseguono ancora.

La maggior parte della Dichiarazione dimostra che i nostri vescovi prendono atto innanzitutto del gran numero di pellegrini e curiosi a Medjugorje e ritengono sia proprio dovere fare in modo che queste masse ricevano in quel luogo corretti insegnamenti religiosi, una catechesi contemporanea e ortodossa e che si accostino correttamente e degnamente ai sacramenti ed in particolar modo che la devozione mariana di Medjugorje di sviluppi in armonia con la fede cristiana. Questa posizione è la vera novità del documento. È necessario attendere, come lo stesso documento dice, adeguate direttive liturgico-pastorali per i grandi pellegrinaggi a Medjugorje. In questo modo si realizza una vecchia proposta, evidenziata anche nella Glas Koncila, che cioè la cura dei vescovi per Medjugorje si realizzi in due commissioni. Una dovrebbe continuare ad analizzare se si tratta o meno di apparizioni e rivelazioni soprannaturali e la seconda si occuperebbe del corretto e sano spirito ecclesiastico dei raduni di Medjugorje. È realmente possibile che la prima di queste commissioni prosegua a lungo le sue ricerche e che alla fine decida di non rivelare la sua decisione finale, ma la cura dei pellegrini non può essere procrastinata poichè essi continuano ad arrivare.

Per numerose persone devote in tutto il mondo questa dichiarazione potrebbe semplificare le questioni di coscienza. Cioè coloro che, spinti da un impulso religioso, vengono a Medjugorje da questo momento sanno che questi grandi raduni saranno seguiti in modo regolare e responsabile dai discendenti degli apostoli.

 

VI sessione della Conferenza Episcopale
della Bosnia ed Erzegovina (1996)

Sarajevo, VII (CX), 3, Sarajevo 1996, pag. 171.

Il 2 e 3 luglio 1996 a Sarajevo si è tenuta la VI sessione della Conferenza Episcopale della Bosnia ed Erzegovina. Vi hanno partecipato tutti i suoi membri: il presidente, Cardinale Vinko Puljic, il vescovo di Banja Luka Franjo Komarica, il vescovo di Mostar Ratko Peric ed il vescovo ausiliario di Sarajevo Pero Sudar. Di questa seduta riportiamo solo il testo relativo all'apparizione della Vergine nella parrocchia di Medjugorje.

Il Vescovo di Mostar ha informato la conferenza sulle lettere ufficiali della Congregazione per la dottrina della fede inviate a due vescovi francesi in merito ai pellegrinaggi a Medjugorje. Nelle lettere si dice tra le altre cose che i pellegrinaggi ufficiali a Medjugorje, intesa come luogo di autentiche apparizioni della Vergine, non possono essere organizzati nè a livello parrocchiale, nè diocesano, poichè questo sarebbe in contraddizione con quanto affermato dai vescovi della ex-Jugoslavia nella propria dichiarazione del 10 aprile 1991 (cfr. Glas Koncila, 30-6-1996). I vescovi hanno preso atto di questa posizione della Chiesa per la gestione delle proprie diocesi.

 

Il vescovo francese interpella la
Congregazione per la Dottrina della Fede (1996)

Il vescovo di Langres in Francia, monsignor Léon Taverdet si è rivolto alla sede apostolica il 14 febbraio 1996 per chiedere quale fosse la posizione della Chiesa relativamente alle apparizioni di Medjugorje e se fosse consentito recarsi in pellegrinaggio in quel luogo. La Congregazione della Santa Sede per la dottrina della fede ha dato la propria risposta il 23 marzo 1996 tramite il proprio segretario Tarcisio Bertone. Riportiamo integralmente la sua risposta.

CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE
Vaticano, 23 marzo 1996
N. prot. 154/81-01985

Sua Eccellenza,

con la Sua del 14 febbraio 1996 ci ha chiesto quale fosse l'attuale posizione della Chiesa relativamente alle presunte "apparizioni di Medjugorje" e se fosse consentito ai fedeli cristiani recarsi in pellegrinaggio in quel luogo.

A riguardo mi fa piacere informarla che i vescovi della ex Jugoslavia nella propria Dichiarazione di Zara del 10 aprile 1991 hanno stabilito quanto segue relativamente alla veridicità delle apparizioni in oggetto: "...Sulla base delle ricerche finora compiute, non si può affermare che si tratti di apparizioni o fenomeni soprannaturali. Tuttavia, i numerosi pellegrini che giungono a Medjugorje spinti dalla fede e da altri motivi richiedono l'attenzione e la cura pastorale del vescovo della diocesi, ma anche di altri vescovi, affinchè a Medjugorje possa essere incoraggiata una devozione verso la Beata Vergine Maria in armonia con l'insegnamento della Chiesa. A tale scopo i vescovi forniranno anche particolari direttive liturgico-pastorali. Inoltre la Commissione tramite loro continuerà a seguire ed analizzare tutti gli avvenimenti di Medjugorje."

Da quanto appena detto consegue che i pellegrinaggi ufficiali a Medjugorje, intesa come luogo di autentiche apparizioni della Vergine, non possono essere organizzati nè a livello parrocchiale, nè diocesano, poichè questo sarebbe in contraddizione con quanto affermato dai vescovi della ex-Jugoslavia nella suddetta dichiarazione.

Sua Eccellenza, vogliate gradire i miei più cari saluti.

+ Tarcisio Bertone

 

È ufficialmente consentito ai singoli
di recarsi in visita a Medjugorje

Catholic News Service

Sebbene il Vaticano non abbia mai detto ai cattolici che non possono recarsi a Medjugorje, ha detto ai vescovi che le loro parrocchie e le loro diocesi non possono organizzare pellegrinaggi ufficiali sul luogo in cui si verificherebbero le apparizioni della Vergine, questo è quanto ha dichiarato il portavoce del Vaticano.

"Non si può dire alla gente di non andare fino a quando non si dimostrerà che le apparizioni sono false. Questo non è ancora stato dimostrato e dunque chiunque voglia andare può farlo - il portavoce Joaquin Navarro-Valls ha dichiarato all'agenzia di stampa cattolica (Catholic News Service) il 21 agosto.

Ha aggiunto che quando un cattolico si reca lì in buona fede ha diritto ad un'assistenza spirituale; la Chiesa dunque non impedisce ai sacerdoti di guidare i viaggi a Medjugorje in Bosnia-Erzegovina organizzati da laici, così come non vieta loro di accompagnare i gruppi di cattolici che desiderano recarsi nella Repubblica Sudafricana.

Navarro-Valls ha ribadito che "nulla è cambiato" nella posizione del Vaticano rispetto a Medjugorje. Agli inizi di giugno un giornale francese ha riportato degli stralci di una lettera sui pellegrinaggi a Medjugorje scritta dal segretario della congregazione vaticana per la dottrina e la fede in risposta allla domanda di un vescovo francese.

La lettera dell'arcivescovo Tarcisio Bertone della congregazione per la dottrina e la fede riportava una dichiarazione del 1991 dei vescovi dell'ex-Jugoslavia nella quale si dice che dopo le ricerche allora effettuate "non è possibile confermare se si tratti di apparizioni e fenomeni soprannaturali". "Tuttavia – dissero i vescovi e lo ha ripetuto l'arcivescovo Bertone – in base a quello che è stato detto si evince che i pellegrinaggi ufficiali a Medjugorje, il presunto luogo delle apparizioni della Vergine Maria, non possono essere organizzati nè a livello parrocchiale, nè di diocesi, poichè ciò sarebbe in contrasto con quanto dichiarato dai vescovi della ex-Jugoslavia nella citata dichiarazione."

Navarro-Valls ha dichiarato: "Quando si legge quanto scritto dall'arcivescovo Bertone si potrebbe pensare che d'ora in poi tutto è vietato e che i cattolici non hanno la possibilità di recarsi a Medjugorje." In realtà "non è cambiato nulla e nulla di nuovo è stato detto" ha dichiarato il portavoce dell'agenzia di stampa cattolica (CNS). "Il problema sta nel fatto che se si organizzano dei pellegrinaggi, li si organizza con la chiesa e con il vescovo, dando in questo modo un verdetto canonico sugli avvenimenti di Medjugorje – che la Chiesa non ha ancora emesso."

"Questo è diverso dall'andare in gruppo sotto la guida di un sacerdote che potrebbe poi anche eseguire le confessioni" – ha aggiunto il portavoce. Navarro-Valls ha affermato che tutto questo spiega perchè "purtroppo quello che l'arcivescovo Bertone ha detto potrebbe essere interpretato in senso restrittivo. La Chiesa o il Vaticano hanno detto "no" a Medjugorje? No".

 

Il chiarimento del portavoce della Santa Sede
Navarro-Valls al Catholic News Service (1998)

Il portavoce della Santa Sede dott. Joaquin Navarro-Valls ha ribadito al Catholic News Service che "nulla è cambiato" nella posizione del Vaticano rispetto a Medjugorje. Sebbene il Vaticano non abbia mai detto ai cattolici che non possono recarsi a Medjugorje, ha detto ai vescovi che le loro parrocchie e le loro diocesi non possono organizzare pellegrinaggi ufficiali sul luogo in cui si verificherebbero le apparizioni della Vergine: questo è quanto ha dichiarato il portavoce del Vaticano.

Ha aggiunto che quando un cattolico si reca lì in buona fede ha diritto ad un'assistenza spirituale; la Chiesa dunque non impedisce ai sacerdoti di guidare i viaggi a Medjugorje in Bosnia-Erzegovina organizzati da laici, così come non vieta loro di accompagnare i gruppi di cattolici che desiderano recarsi nella Repubblica Sudafricana.

Ecco la dichiarazione integrale:

"Per quanto riguarda questo argomento, la posizione non è cambiata. Come è già stato detto precedentemente, in questi casi è necessario rispettare la diretta competenza degli ordinari locali. In rapporto a questo i vescovi dell'ex Jugoslavia hanno dichiarato il 10 aprile 1991: "... Sulla base delle ricerche fino ad ora compiute non è possibile confermare che si tratti di apparizioni e rivelazioni soprannaturali. Tuttavia, il gran numero di pellegrini provenienti da ogni parte che si recano a Medjugorje spinti da motivi religiosi e di altro tipo richiedono l'attenzione e la cura spirituale innanzitutto del vescovo della diocesi e poi anche degli altri vescovi in modo che a Medjugorje e con Medjugorje si promuova una devozione nei confronti della Beata Vergine Maria in armonia con l'insegnamento della Chiesa...". Viene quindi ribadita l'assoluta esigenza di approfondire e riflettere, come pure di pregare, per tutto quello che si riferisce al presunto fenomeno soprannaturale in attesa del verdetto definitivo."

(Bolletino, n. 233, 19 giugno 1996)

 

La Congregazione per la Dottrina della Fede (1998)

In una lettera alla rivista francese Famille Chretienne il vescovo di Mostar Ratko Perić afferma: "La mia convinzione e la mia posizione è non soltanto Non constat de supernaturalitate, ma anche Constat de non supernaturalitate in merito alle apparizioni e rivelazioni di Medjugorje".

A questo punto, in seguito ad una richiesta di chiarimento, la Congregazione della Dottrina della Fede in una lettera a mons. Gilbert Aubry, vescovo di La Rèunion, ha fatto con chiarezza il punto su Medjugorje. Il vescovo l'ha ricevuta il 24 giugno 1998 e l'ha resa al clero e ai religiosi della sua diocesi il 25 giugno perché vengano a conoscenza dell'ultima posizione di Roma e, se necessario farla conoscere anche ai fedeli (lettera circolare n. C003).

Ecco il testo integrale della lettera, firmata dal segretario della Congregazione, monsignor Tarcisio Bertone:

 

CONGREGATIO PRO DOCTRINA FIDEI
Prot. N. 154/81-06419
Città del Vaticano, Palazzo del Sant'Uffizio,
26 maggio 1998

A Sua Eccellenza monsignor Gilbert Aubry,
vescovo di Saint-Denis de la Réunion

Eccellenza,
con la lettera del 1° gennaio 1998 voi sottoponete a questo dicastero diverse questioni concernenti la posizione della Santa Sede e del vescovo di Mostar, in riferimento alle cosiddette «apparizioni» di Medjugorje, ai pellegrinaggi privati o alla cura pastorale dei fedeli che si recano in quel luogo. Al riguardo, considerando impossibile rispondere a ciascuna delle domande fatte da vostra Eccellenza, tengo anzitutto a precisare che non è norma della Santa Sede assumere, in prima istanza, una posizione propria diretta su supposti fenomeni soprannaturali.

Questo dicastero, per ciò che concerne la credibilità delle «apparizioni» in questione, si attiene semplicemente a ciò che è stato stabilito dai vescovi della ex-Jugoslavia nella Dichiarazione di Zara del 10 aprile 1991: «Sulla base delle indagini finora condotto, non è possibile affermare che si tratti di apparizioni o di rivelazioni soprannaturali». Dopo la divisione della Jugoslavia in diverse nazioni indipendenti, spetterebbe ora ai membri della Conferenza episcopale della Bosnia-Erzegovina riprendere eventualmente in esame la questione ed emettere, se il caso lo richiede, nuove dichiarazioni.

Quello che monsignor Perić ha affermato in una lettera al segretario generale di Famille Chrétienne, cioè che «la mia convinzione e posizione non è solo "non consta della soprannaturalità", ma ugualmente quella di "consta della non soprannaturalità delle apparizioni o rivelazioni di Medjugorje"», deve essere considerata espressione di una convinzione personale del vescovo di Mostar il quale, in quanto ordinario del luogo, ha tutti i diritti di esprimere ciò che è e rimane un suo parere personale.

In fine, per quanto concerne i pellegrinaggi a Medjugorje che si svolgono in maniera privata, questa Congregazione ritiene che sono permessi, a condizione che non siano considerati come una autenticazione degli avvenimenti in corso e che richiedono ancora un esame da parte della Chiesa.

Monsignor Tarcisio Bertone
(segretario della Congregazione
per la dottrina della fede)

Da questa lettera si deducono una serie di conseguenze importanti, riassumibili in quattro punti:

Ne consegue dunque che:

  1. Le dichiarazioni del vescovo di Mostar riflettono solo la sua opinione personale. Di conseguenza esse non sono un giudizio definitivo e ufficiale della Chiesa.
  2. Tutto è rinviato alla dichiarazione di Zara, che lascia la porta aperta a future indagini. Nel frattempo essa permette i pellegrinaggi privati con accompagnamento pastorale dei fedeli.
  3. Una nuova Commissione verrà senza dubbio nominata.
  4. Nel frattempo tutti i pellegrini cattolici possono recarsi a Medjugorje.

Pochi mesi dopo, il 2 e 3 luglio 1996, a Sarajevo, si è tenuta la VI sessione della Conferenza episcopale della Bosnia ed Erzegovina, alla presenza di tutti e quattro i suoi membri: il presidente, cardinale Vinko Puljic, il vescovo di Banja Luka, monsignor Franjo Komarica, il vescovo di Mostar Ratko Ferie e il vescovo ausiliario di Sarajevo Pero Sudar. In quella circostanza mons. Perić ha informato la conferenza sui contenuti della lettera sopracitata della Congregazione per la dottrina della fede inviata a monsignor Taverdet, in merito all'apparizione della Vergine e ai pellegrinaggi nella parrocchia di Medjugorje.

 

Il commento del card. Schönborn

Il cardinal Schonborn
Il Cardinal Christoph Schönborn

«La lettera dell'arcivescovo Bertone al vescovo di Le Reunion, chiarisce a sufficienza quella che è sempre stata la posizione ufficiale della gerarchia in questi ultimi anni riguardo a Medjugorje: e cioè, che essa, come si sa, lascia la questione irrisolta. Il carattere soprannaturale non è stabilito; tali furono le parole usate dalla conferenza dei vescovi della Yugoslavia a Zandar nel 1991. Questa espressione, come noto, lascia il problema in sospeso. Non viene detto che il carattere soprannaturale è, in sostanza, riconosciuto; d'altra parte, non viene negato, né ritenuto poco credibile, che il fenomeno possa essere di carattere soprannaturale. Ovviamente, il magistero della Chiesa, non si dichiara in maniera definitiva se i fenomeni, apparizioni o altri tipi di manifestazioni, sono ancora in corso di attuazione. Tuttavia, è compito dei pastori incoraggiare ciò che sta nascendo, sostenere i frutti che stanno maturando, proteggerli, se necessario, dai pericoli che sempre e dovunque è possibile trovare.

È anche necessario, a Lourdes, assicurarsi che il dono autentico di Lourdes non venga soffocato da sviluppi inopportuni. Neanche Medjugorje è invulnerabile. Ecco perché è, e sarà davvero importante, che i vescovi, anche pubblicamente, prendano sotto la loro protezione il pronunciamento pastorale di Medjugorje così che gli evidenti frutti che in tal luogo si verificano, possano essere protetti da un tipo di sviluppo improprio.

Io credo che le parole di Maria a Cana: "Fate quello che Egli vi dirà", riassumano l'essenza di ciò che Ella ci dice attraverso i secoli. Maria ci aiuta ad ascoltare Gesù; Ella desidera con tutto il suo Cuore e con tutta la sua forza che noi facciamo ciò che Egli ci dice di fare. Questo è ciò che io mi auguro per tutti i gruppi di preghiera che si sono formati grazie a Medjugorje; questo è ciò che io auspico per la nostra diocesi e per tutta la Chiesa.

Personalmente, non sono ancora mai stato a Medjugorje; ma in un certo senso, posso dire di esserci stato attraverso le persone che conosco, o coloro che ho incontrato, che sono stati a Medjugorje. E, nelle vite di costoro, io vedo dei buoni frutti. Sarei un bugiardo se negassi l'esistenza di questi frutti.

Tali frutti sono tangibili, evidenti. E nella nostra diocesi, come in molti altri posti, posso constatare grazie di conversione, grazie di vita o di fede soprannaturale, di vocazioni, di guarigioni, di riscoperta dei Sacramenti, di confessioni. Tali fatti non possono indurre in errore. Per questo motivo, dico che tali frutti mi permettono, come vescovo, di esprimere un giudizio morale. E se, come Gesù ha detto, dobbiamo giudicare un albero dai suoi frutti, mi sento obbligato a dire che quest'albero è buono».

† Card. Christoph Schonborn,
arcivescovo di Vienna


Sintesi finale

In conclusione, dieci anni dopo la dichiarazione di Zara, si può affermare:

  1. La dichiarazione di Zara è e rimane l'unica dichiarazione ufficiale della Chiesa sugli avvenimenti di Medjugorje.
  2. Tutte le successive dichiarazioni della Santa Sede fanno riferimento alla suddetta Dichiarazione.
  3. La posizione del Vescovo di Mostar, monsignor Ratko Perić deve essere considerata un'opinione personale.
  4. Il giudizio definitivo sulla soprannaturalità delle apparizioni e delle rivelazioni è ancora aperto. Gli avvenimenti sono ancora in corso e richiedono un approfondimento da parte della Chiesa.
  5. Le direttive «liturgico-pastorali» previste dalla Dichiarazione di Zara non sono state ancora formalizzate.
  6. La prevista commissione di ricerca sugli avvenimenti di Medjugorje non risulta ancora ufficialmente costituita.
  7. Al termine della conferenza dei vescovi della Bosnia d'inizio luglio 2006 il Presidente Cardinal Vinko Puljic ha dichiarato a sorpresa – dal momento che il caso Medjugorje non era all'ordine del giorno – che ci sarà una nuova commissione internazionale (divisa in due sottocommissioni con specifici compiti), nominata non dalla conferenza episcopale locale ma direttamente dalla Congregazione per Dottrina della Fede. (cfr.: http://www.marytv.tv/VaticanRequest.html).
  8. I pellegrinaggi a Medjugorje sono consentiti a condizione che non siano considerati come un riconoscimento di avvenimenti che sono ancora in corso e che richiedono un approfondimento da parte della Chiesa. La Chiesa non vieta ai sacerdoti di accompagnarli.

 

Pellegrini a Medjugorje
Pellegrini davanti alla statua della Madonna a Medjugorje

 

 

MEDJUGORJE: UN DIBATTITO TUTT'ORA APERTO

Gli aspetti problematici di Medjugorje

 

Benedetta Rencurel
Una statua della venerabile Benedetta Rencurel. Al Laus, per ben cinquantaquattro anni, la Madonna scelse questa povera pastorella del luogo, rozza e analfabeta, per educarla poco alla volta alla fede per farne uno straordinario strumento della grazia divina.

TROPPE APPARIZIONI? – Molti si stupiscono del numero di apparizioni e di messaggi provenienti da Medjugorje. Eppure in Francia, a Laus, nel 1600 Maria apparve alla pastorella Benedetta Rencurel per 54 anni di seguito e quell’apparizione è stata riconosciuta dalla Chiesa ed è stato eretto quello che è il Santuario di Notre Dame di Laus. In questa apparizione francese, Maria sembra attuare una precisa pedagogia volta a educare, attraverso la strategia spirituale dei piccoli passi, una rozza e ignorante pastorella. A Medjugorje la pedagogia sarebbe invece volta a guidare l'intera Parrocchia, che diverrebbe così un modello di preghiera per tutte le altre parrocchie e un invito di conversione per i pellegrini provenienti da tutto il mondo attraverso la pratica del sacramento della confessione. Medjugorje è infatti stata definita come "confessionale del mondo".

LA MADONNA PARLA TROPPO – Risponde a questa obiezione Padre Stefano de Fiores, docente di Mariologia nella Pontificia Università Gregoriana, in una intervista al settimanale Famiglia Cristiana: «Non mi sembra un’obiezione ragionevole, perché non spetta a noi uomini giudicare le azioni di Maria. Del resto ci sono altri precedenti di apparizioni durate a lungo, come quelle a Laus in Francia, a cavallo del Settecento, che la venerabile Benedetta Rencurel ebbe per 54 anni. Quando poi si dice che la Madonna nei Vangeli parla poco si fa una constatazione parziale: la Sacra Scrittura non è un verbale e ciò che viene riportato dei discorsi della Vergine è soltanto l’essenziale. Di certo ella non si è limitata a quelle scarne parole e dunque non si può enfatizzarne l’apparente silenzio».

LA DURATA DELLE APPARIZIONI – In realtà la durata delle apparizioni più che un aspetto problematico rappresenta al contrario una prova a favore della autenticità delle apparizioni: la verità ha le gambe lunghe e se le apparizioni fossero state delle montature, in oltre 27 anni ci sarebbero state tutte le occasioni per smascherarle in maniera inequivocabile da parte di medici, giornalisti, sacerdoti e vescovi che ogni anno si recano in pellegrinaggio sul luogo. Risulta del tutto inverosimile che sei giovani abbiano potuto portare avanti tutti insieme una finzione per tutti questi anni.

LE APPARIZIONI SAREBBERO "PROGRAMMATE" – La Madonna, al contrario delle precedenti apparizioni di Lourdes e Fatima, non si limita ad apparire sempre nel medesimo posto (nella grotta o sull'albero), ma appare dovunque i veggenti si trovino, in ogni parte del mondo, in determinati orari e in determinati giorni, a seconda dei veggenti. Questo fatto del tutto nuovo, cioé che la Madonna non è legata tanto al luogo quanto ai singoli veggenti, risulta problematico per tutti coloro che sono abituati ad intendere le apparizioni secondo un determinato schema. Per questo non pochi ritengono che le apparizioni a Medjugorje siano da ritenersi false in quanto "programmate" da parte dei veggenti sulla base di una loro propria volontà e capriccio. In realtà le apparizioni si susseguono con continuità e precisione, rispettando precisi orari e date:

• Vicka, Ivan e Marija continuano ad avere apparizioni quotidiane (alle 17.45, ora solare);
• Mirjana continua ad avere una apparizione il 2 di ogni mese e ogni 18 marzo;
• Jakov e Ivanka continuano ad avere una apparizione l'anno (Jakov il 25 dicembre e Ivanka il 25 giugno).

I VEGGENTI NON SI SONO CONSACRATI – A questa obiezione, la Curia di Mostar sembra rifarsi alle apparizioni di Lourdes e di Fatima in cui sia Bernadette che Lucia si sono consacrate suore. In realtà, però, le apparizioni mariane sono molte di più e le vocazioni dei veggenti sono state diverse. Ad esempio nell'apparizione di Beauraing vi erano 5 ragazzi e tutti e 5 si sono sposati, a Banneux l'unica ragazza ad aver visto la Madonna si è sposata e poi ha avuto figli. A La Salette la veggente Melania è entrata in convento ma poi ne è uscita. A Medjugorje la Madonna ha manifestato la sua preferenza che i ragazzi si consacrassero a lei nella vita religiosa ma ha lasciato loro libertà di scelta secondo quanto Dio avrebbe fatto capire loro mediante la preghiera. Di fatto si sono sposati e va anche detto che hanno formato tutti delle esemplari famiglie cristiane, il che non è cosa da poco in un tempo in cui satana attacca la famiglia sotto ogni fronte. Sapere che tutti i veggenti abbiano famiglie sane, cattoliche e con figli numerosi sembra essere una bella testimonianza di come anche la famiglia possa costituire oggi una via ordinaria di santità.

IL VESCOVO DEL LUOGO È CONTRARIO – Il precedente vescovo del luogo, mons. Pavao Žanić, in un primo momento favorevole (luglio 1981), ha progressivamente preso posizione contro le apparizioni. L'ostilità del vescovo sembra derivare dal fatto che la Madonna nei suoi messaggi risulterebbe troppo parziale, giustificando l'operato dei francescani rispetto a quello del legittimo vescovo. In questa polemica si intravede la annosa e tutt'ora irrisolta conflittualità tra clero diocesano e frati francescani che da tempo risiedono nella regione e che hanno ormai profonde origini storiche.

Mons. Žanić non esita a definire i fatti come "un caso di allucinazione collettiva, abilmente sfruttata da un gruppo di francescani dell'Erzegovina (...) i quali hanno manipolato l'appetito naturale del popolo e la sua profonda pietà verso la Madonna" (P. Žanić, La posizione attuale (non ufficiale) delle curia vescovile di Mostar nei confronti degli eventi di Medjugorjé, 30 ottobre 1984, firmato dal vescovo con il sigillo episcopale). Egli indicare come autore dei messaggi il francescano Padre Tomislav Vlašić. I test medici e scientifici portati avanti dalla prima equipe medica del 1984 diretta dal prof. Joyeux esclude però categoricamente l'allucinazione dei veggenti nel senso patologico di questo termine. Così dichiarò il prof. Joyeaux: «Sono stato sorpreso di leggere queste dichiarazioni ripetute perché in occasione della mia visita del 9 agosto, io avevo detto al vescovo di Mostar che enunciava già questa tesi, dopo aver scartato l'ipotesi diabolica che egli aveva per un momento preso in considerazione: "L'allucinazione è scientificamente esclusa dall'elettroencefalogramma e dall'osservazione clinica". Il vescovo aveva dichiarato di non aver bisogno delle nostre osservazioni, né della visita dei medici che le avevano fatte. La sua commissione medica, però, non ha fatto finora nessun elettroencefalogramma né altro test medico sull'estasi. Il suo metodo polemico colleziona le sole obiezioni, per ribadire una conclusione negativa; il che basterebbe a squalificare gli evidenti valori positivi di preghiera e di conversione che egli tuttavia riconosce».

Quando annunciò dunque un giudizio negativo per il maggio 1986 il Vaticano non accettò questa decisione e decise di trasferire la responsabilità del giudizio alla Conferenza Episcopale Jugoslava che ne sospese il giudizio. A tutti i livelli si rese dunque sempre più necessaria la distinzione tra i fatti da giudicare (il cui carattere soprannaturale viene da alcuni contestato) e i frutti, ammessi da tutti, compreso il vescovo del luogo. Successive indagini discrete e ben condotte (anche da numerosi vescovi venuti sui luoghi) hanno portato il Vaticano a non proibire i pellegrinaggi privati, purché non comprovino la veridicità delle apparizioni, e che tali pellegrinaggi possano essere anche accompagnati da responsabili religiosi.

Anche l'attuale vescovo Mons. Ratko Perić si è sempre dimostrato strenuamente contrario al fenomeno e, nonostante non abbia mai voluto incontrare di persona i veggenti, ritiene anch'egli che i responsabili delle apparizioni e dei messaggi siano i francescani. In una sua recente omelia del giugno 2006 egli stesso ha ribadito il medesimo concetto che già espresse il vescovo Žanić, ossia la negazione di tutto ciò che accade e il desiderio che cessino immediatamente i pellegrinaggi e la diffusione dei messaggi, ritenendo tutto ciò un fatto vergognoso e arrivando a parlare addirittura di un qualcosa di paragonabile ad "scisma" per quanto concerne l'attività dei frati.

Monsignor Franic
Mons. Frane Franić

L'OPINIONE DI MONS. FRANIĆ – Monsignor Frane Franić, vescovo di Spalato, uomo di grande fede e autorevolezza, fin dall'inizio ha riconosciuto a Medjugorje la mano di Dio. Il 7 agosto 1993, dopo essersi ritirato in pensione, rilascia un'intervista impressionante alla rivista austriaca "Gebetsaktion Marie Reine de la Paix" (n. 30) che chiama a fare con lui mea culpa i suoi stessi confratelli: «Noi, Croati di Croazia e di Bosnia-Erzegovina, non abbiamo accolto sufficientemente l'avvertimento di Nostra Signora di Medjugorje. Abbiamo perfino sentito dire: "Medjugorje è la più grande menzogna della storia della Chiesa". Il vescovo Žanić di Mostar vi fu oppositore senza tregua. In sostanza i vescovi lo hanno seguito, tollerando Medjugorje come luogo di preghiera. Nell'ultima dichiarazione del 25 maggio 1991, un mese prima della guerra, essi hanno dichiarato la loro intenzione di aiutare i pellegrini del mondo intero... E tuttavia hanno ripetuto che, fino a quel momento, essi non avevano trovato nulla di sovrannaturale, e che la Commissione doveva continuare le sue ricerche. Io non so cosa si aspettasse ancora la Commissione, dopo tanti miracoli esaminati da scienziati, e tante conversioni nel mondo intero. Tutto ciò non è stato sufficiente a noi vescovi. Se essi avessero incoraggiato il popolo: "In piedi, andiamo a Medjugorje!", forse la gente vi sarebbe andata in misura ancora maggiore, essi avrebbero ascoltato le parole della Vergine. Il movimento di conversione si sarebbe amplificato. Ma fino a questo giorno essi non hanno riconosciuto la voce della Madre di Dio che ci propone la pace, e dice che Ella stessa, con le nostre preghiere, combatterà per la pace. Quando il primo accordo fra Musulmani e Croati a Medjugorje fu firmato, io pensai che fosse stato un miracolo della Regina della Pace, ma l'accordo è rimasto senza seguito. Purtuttavia, Medjugorje non è finito, il messaggio continua. Soltanto noi, Croati, non l'abbiamo sufficientemente seguito; i vescovi ostacolano, e nessuno ha mai detto: "Andiamo, è la voce della Madre di Dio". E tuttavia il Papa, nel corso di una udienza, ha detto ai vescovi di rivolgersi alla Regina della Pace. Essi hanno annuito, ma si sono indirizzati a un luogo vicino a Zagabria, dedicato alla Regina della Pace. All'appello di Medjugorje essi hanno preferito un altro dei nostri santuari. Gesù non può essere contento quando sua Madre viene tra noi e nessun vescovo la riconosce, mentre per dodici anni si compiono dei miracoli ed essi dicono: non vi è nulla!». A questo punto l'intervistatore domanda: «Monsignor Perić, attuale vescovo di Mostar, ha dichiarato: "Per me il voto di 20 vescovi ha più valore di tutte le testimonianze e l'entusiasmo di 20 milioni di fedeli"». La risposta di monsignor Franić è: «Per me è il contrario, genti del mondo intero e perfino il Papa, sono per Medjugorje. Io credo che non sia bene opporsi così al popolo. Il "discernimento dei fedeli", quello esiste, anche secondo la stessa teologia».

 

La posizione ufficiale della Chiesa espressa dal card. Bertone: «Il vescovo di Mostar parla a titolo personale»

Bertone su Medjugorje
Nel recente libro-intervista il Card. Bertone affronta anche il problema Medjugorje da pag. 106

Nel recente libro-intervista del card. Bertone con il vaticanista Giuseppe de Carli L'ultima veggente di Fatima (Rizzoli, 2007), l'ex prefetto della Congregazione della Fede espone chiaramente qual è la posizione ufficiale della Chiesa Cattolica riguardo Medjugorje. Riguardo Medjugorje ciò che conta è infatti quanto dice la Santa Sede nelle sue dichiarazioni ufficiali.

Eccola in sintesi:
• quanto viene detto dal vescovo di Mostar è detto a titolo personale (e pertanto non vincola la coscienza dei singoli fedeli);
• la Santa Sede non ha mai scoraggiato i pellegrinaggi ma li permette a patto che siano organizzati privatamente e accompagnati pastoralmente (quindi tutti i sacerdoti possono accompagnare i pellegrinaggi);
• i pellegrini possono recarsi a Medjugorje come luogo di culto mariano.

Ecco uno stralcio dell'intervista:

«Le dichiarazioni del vescovo di Mostar riflettono un'opinione personale, non sono un giudizio definitivo e ufficiale della Chiesa. Tutto è rinviato alla dichiarazione di Zara dei vescovi della ex Jugoslavia del 10 aprile 1991, che lascia la porta aperta a future indagini. La verifica deve, perciò, andare avanti. Nel frattempo sono permessi i pellegrinaggi privati con un accompagnamento pastorale dei fedeli. Infine, tutti i pellegrini cattolici possono recarsi a Medjugorje, luogo di culto mariano dove è possibile esprimersi con tutte le forme devozionali».

Le obiezioni sollevate da Bertone, parlando a titolo personale, riguardano la durata straordinaria dell'evento e l'interpretazione che si dà del numero impressionante di apparizioni rispetto alle precedenti manifestazioni mariane dei tempi moderni:

«C’è, rispetto alle altre apparizioni, alla traditio delle apparizioni, una certa anomalia. Dal 1981 a oggi Maria sarebbe apparsa decine di migliaia di volte. Questo è fenomeno non assimilabile ad altre apparizioni mariane che hanno una loro linea, una loro parabola. Iniziano e si concludono come meteore divine. I tempi, si dice, sono talmente straordinari che esigono una risposta straordinaria di Maria. Quel “si dice” è una parentetica per evidenziare o marcare una mia personale differenza di vedute. È la tesi di chi vorrebbe la Chiesa più schierata in una certa linea. Maria, però, non lo dimentichi, è presente in tutti i santuari del mondo che sono una specie di immensa rete di protezione, punti di irradiazione spirituale, immense risorse di bene e di bontà».

Il documento PDF con il testo integrale dell'intervista

 

IL DIBATTITO: LE OPINIONI SU MEDJUGORJE

 

Intervista al Card. Schönborn

«Vorrei assolutamente tornare a Medjugorje!»

08/01/2010 – Il Card. Christoph Schönborn, dopo aver fatto visita a Medjugorje per celebrare la messa di Capodanno, ha rilasciato una intervista al quotidiano tedesco Tagespost, poi ripresa dal sito Kath.net. Ne riportiamo integralmente il contenuto in traduzione italiana.

Il Cardinale di Vienna al Tagespost: «Bisogna chiudere gli occhi per dubitare che a Medjugorje scorrano fiumi di Grazia. Per me questa è una cosa evidente, la Chiesa sicuramente non la può trascurare».

DT: Eminenza, perché ha passato il capodanno a Medjugorje?

Schönborn: E' piuttosto inconsueto che un Cardinale vada a Medjugorje come pellegrino. All'inizio non ne ero così consapevole, ma l'ho constatato in seguito. Avevo sentito che erano stati là molti cardinali e vescovi, ma soprattutto in forma molto privata. Anche il mio pellegrinaggio era del tutto personale: un pellegrinaggio di supplica e di ringraziamento in un luogo dal quale in 28 anni ho visto provenire molti frutti impressionanti. Quindi era per me importante andare di persona in questo luogo che è diventato uno dei più grandi luoghi di pellegrinaggio nel mondo. Il primo grande gruppo di preghiera a Vienna si era raccolto nei primi anni '80 presso i domenicani. Noi domenicani notavamo che la chiesa era sempre piena, e che queste veglie di preghiera avvenivano anche durante tutta l'estate, che molti giovani venivano e pregavano con una costanza impressionante. Quando sono diventato vescovo, ho notato come molti dei nostri sacerdoti più giovani erano fortemente ispirati da Medjugorje, e come questo fenomeno avesse giocato un ruolo nel loro personale cammino al sacerdozio. Un terzo fenomeno sono le conversioni. Non c'è, oltre a Taizé, nessun incontro che metta insieme tante persone giovani come il Festival dei Giovani di Medjugorje. Da questo deriva l'importanza a livello mondiale del fenomeno.

DT: Impressionante a Medjugorje è anche la cultura della confessione.

Schönborn: Ho confessato io stesso due ore e mezza. Molti, che da 20 o 30 anni non la facevano, hanno riscoperto lì la confessione. Questa riscoperta del sacramento della penitenza avviene ad ogni livello. Quando si mettono insieme tutte queste cose sorge la domanda: che aspetto ha l'albero che porta tali frutti? Vi è una grammatica teologica delle apparizioni; la Madre di Dio ha chiaramente un approccio "pastorale". Le apparizioni sono un fenomeno universale. Non c'è quasi nessun paese che non abbia tali manifestazioni che si imprimono in quel paese e al di fuori di esso. Senza pregiudicare un definitivo pronunciamento della Chiesa, faccio notare che dal 1981 si è assistito a Medjugorje a fenomeni aventi una forte somiglianza con altre apparizioni mariane. La questione del perché la cosa duri così a lungo è un altro problema. In questa regione estremamente povera, arida, ma caratterizzata da una profonda, autentica religiosità cattolica, dei bambini sono entrati in contatto con questa apparizione e l'hanno testimoniata. C'è una caratteristica fondamentale che attraversa molte apparizioni: anche a Lourdes era una ragazza di 14 anni, e in un luogo impossibile. Maria non appare quasi in nessun posto ai Vescovi, ma quasi sempre i suoi messaggi sono diretti anche a sacerdoti e vescovi.

DT: Che cosa intende per "grammatica" delle Apparizioni?

Schönborn: Le apparizioni hanno il loro proprio linguaggio: sono rivolte ai piccoli, insignificanti per il mondo. I messaggi sono sempre semplici, non complicati, ma arrivano al nocciolo del Vangelo e del messaggio cristiano. Da questo si ha un criterio distintivo: tutti i messaggi straordinari sono sospetti fin dall'inizio. E' impressionante che già il secondo giorno delle apparizioni la parola "pace" sia stata centrale e che Maria a Medjugorje sia venerata come "Regina della Pace". Dieci anni più tardi, scoppia la prima guerra balcanica. Il messaggio di base è la preghiera, e perché la Madre di Dio non dovrebbe continuamente ricordarci questo messaggio? Alla grammatica della Madre di Dio per me appartiene anche il suo chiamarci "figli miei", senza distinzione fra piccoli o grandi, giovani o vecchi.

DT: Un giudizio definitivo da parte della Chiesa non c'è ancora.

Schönborn: La posizione ufficiale della Conferenza i Vescovi jugoslavi del 1991, che è stata accolta almeno due volte dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, è per me una linea guida ideale, ed è bene attenersi ad essa. Circa i fenomeni, il Magistero della Chiesa non si esprime in modo definitivo: "Non è accertato che i fenomeni siano soprannaturali." La scelta di questa formula lascia aperta la possibilità che siano soprannaturali. La chiesa sta procedendo con consapevole prudenza, per non impedire i frutti, ma anche per premunirsi contro le aberrazioni, che sono sempre possibili.

DT: La chiesa deve emettere un verdetto definitivo una volta che i fenomeni siano conclusi?

Schönborn: Ci sono molti luoghi di apparizioni mariane, dove non c'era per tanto tempo alcun giudizio della Chiesa, ma ciononostante i pellegrinaggi avevano luogo. Per questo la seconda e terza frase della Dichiarazione del 1991 sono così importanti, vale a dire che non sono possibili i pellegrinaggi ufficiali a Medjugorje. Al tempo stesso, tuttavia, è stato sottolineato che dovrebbe essere data ai molti pellegrini la cura spirituale. Ciò include il servizio alle confessioni, perché Medjugorje è diventato uno dei luoghi di confessione più grandi del mondo. Come vescovo diocesano vedo in questo la mia concreta responsabilità verso persone che a Medjugorje cercano e ricevono un impulso spirituale. Medjugorje ha sviluppato una sua dinamica propria, che ha indubbiamente ricevuto l'impulso iniziale da parte dei ragazzi che hanno riferito i messaggi della Madre di Dio. Nel frattempo però, questo fenomeno gioca un ruolo subordinato. Che cosa fanno le migliaia di pellegrini che vengono a Medjugorje oggi? Pregano! Ogni giorno recitano tutto il Salterio, prendono parte all'adorazione eucaristica. Non ci sono attrazioni turistiche ma i pellegrini trascorrono ore in preghiera, e fanno lo sforzo di salire il Monte della Croce recitando la Via Crucis, e col rosario pregano salendo il Podbrdo. La gente ha una nostalgia di tornare incredibile, come a Lourdes. Me lo posso solo spiegare con la vicinanza della Madre di Dio che fa bene alla gente. C'è qualcosa di confortante, che porta aiuto, forza. Confesso: vorrei assolutamente tornare a Medjugorje! Conosco molte persone che si sentono così. E' la Madre di Dio la miglior guida a suo Figlio.

DT Indipendente dal riconoscimento delle apparizioni, Medjugorje è certamente un luogo di grazia?

Schönborn: per dubitare che a Medjugorje scorrono fiumi di Grazia, dobbiamo chiudere gli occhi. Per me questa è una evidenza che la Chiesa non può certo ignorare. È troppo chiaro che qui agisce la pienezza della Grazia. Per quanto riguarda l'aspetto carismatico, le locuzioni, le parole, faccio riflettere che S. Faustina per anni ha avuto apparizioni di Gesù quasi ogni giorno. Questo fu accuratamente studiato da Roma, inizialmente in modo molto critico, ma gli esami successivi dimostrarono senza alcun dubbio la solidità delle apparizioni. In tema di locuzioni e visioni la Chiesa è sempre stata molto prudente, ed è bene sia così. La cosa importante è che i frutti non vengano ostacolati. Sono particolarmente colpito dal grande numero di opere sociali che sono nate dall'impulso di Medjugorje: per esempio la Comunità Cenacolo, che ha un incredibile successo con i tossicodipendenti, che trovano la guarigione in una forte vita cristiana. Medjugorje è diventata un trampolino di lancio per la Comunità Cenacolo, perché da questo luogo il messaggio di speranza si è diffuso tutto il mondo. Un secondo esempio è il Villaggio della Madre, fondato da Padre Slavko inizialmente per le donne vittime di stupro e della terribile guerra.

DT: Lei ha citato i buoni frutti – le conversioni, vocazioni, confessioni – e i contenuti che non sono in contrasto col Vangelo e con la dottrina. Cosa può esaminare ancora la Chiesa?

Schönborn: Certo è un elemento importante anche la credibilità personale dei testimoni. Può anche essere un segno dei tempi che i veggenti siano sposati e abbiano famiglia. Credo che dovremmo indagare Medjugorje alla luce del Concilio Vaticano II: il famoso "sensus fidelium", che non cerca tanto lo straordinario, bensì il rafforzamento della fede nella vita quotidiana. Nel messaggio di Medjugorje si tratta sempre della normale vita cristiana di tutti i giorni. Che cosa si impara dalla Madre di Dio? La fede nel quotidiano! Per me Medjugorje è una scuola di normale vita cristiana.

DT: Lei fa una distinzione tra lo slancio iniziale e gli eventi successivi. Perché?

Schönborn: Lo slancio iniziale ha messo in moto l'evento. Il fatto che i messaggi continuano, gioca sicuramente un ruolo importante per i pellegrini che rimangono in contatto con Medjugorje. Senza la spinta iniziale non ci sarebbe Medjugorje. Non voglio speculare sul riconoscimento. Per me, come vescovo, è importante che nei messaggi non ci sia qualcosa che contraddice la fede: che Maria in questo momento si manifesti come "Regina della Pace" è la loro firma; idem l'accento sulla conversione, perché c'è pace con l'altro solo quando c'è pace con Dio.

DT: Molte persone hanno cambiato la loro vita a e attraverso Medjugorje. C'è qualcosa di diverso che vuol fare dopo questa visita?

Schönborn: Se così fosse non lo direi. Ma una cosa ho capito attraverso gli anni di unione con Lourdes: che ci dobbiamo far guidare molto più concretamente dalla Madonna. Come raggiunge Maria il cuore degli uomini? Viviamo in un paese dove il numero di fuoriusciti dalla Chiesa costituisce il secondo più grande "gruppo religioso". Molte di queste persone però hanno nostalgia di Dio. Vediamo cosa succede alle persone che si recano a Lourdes e a Medjugorje: qui le ferite vengono guarite e il cuore si apre. Come lo fa questo Maria nel nostro tempo? Per me è diventato sempre più evidente, dobbiamo farci ispirare dalla pastorale di Maria. I messaggi contengono pochi appelli morali, ma se i cuori si lasciano toccare da Maria e si rivolgono a Dio, poi le cose si sistemano, allora il "sì" alla vita nasce da una evidenza interiore. Un cuore convertito a Dio trova anche la strada giusta nelle questioni morali.

DT: Il suo viaggio è stato concordato con la Santa Sede? Riferirà alla Santa Sede le sue impressioni in merito?

Schönborn: sono andato a compiere questo pellegrinaggio per motivi del tutto personali. Io non nascondo ai miei confratelli il mio atteggiamento verso Medjugorje, che qui si è approfondito. Con molti vescovi ne ho parlato e continuerò a farlo. Anche questa è parte della opinione e del giudizio della Chiesa. Per molti dei pellegrini venuti a Medjugorje per S. Silvestro, era già una consolazione il fatto che c'era anche un cardinale.

 

Medjugorje sarebbe un "fenomeno satanico"?

18/02/2009 – In una intervista di Gianluca Barile pubblicata sul sito internet Petrus nel mese di maggio del 2008, Mons. Andrea Gemma, vescovo di Isernia-Venafro nonché esorcista, denuncia Medjugorje come "fenomeno satanico" intorno al quale girerebbero "numerosi interessi sotterranei" quali pellegrinaggi, pernottamenti e vendite di gadgets religiosi. La denuncia poi parla di "disobbedienza" dei veggenti alle gerarchie ecclesiastiche. La notizia fa il giro del mondo e viene ripresa anche da numerose testate fuori dall'Italia.

La replica non si fa attendere, e numerosi esponenti contestano questa tesi. Dapprima Padre René Laurentin e Padre Gabriele Amorth, con due interviste pubblicate sempre su Petrus. Quindi intervengono due importanti mariologi, Padre Salvatore Perrella e Padre Stefano De Fiores intervistati da Bruno Volpe per il sito internet Pontifex.roma che sostengono una opinione favorevole a Medjugorje, pur nel rispetto della giusta cautela della Chiesa. Un ulteriore intervento di Juan Esquerda Bifet, mariologo e teologo alla Urbaniana, sostiene come sia difficilmente accettabbile che satana operi laddove si verificano così tante conversioni: "Satana è furbo e non saprei come spiegarmi tante conversioni quando il suo obiettivo è l’allontanamento da Cristo. Il Vescovo dovrebbe rileggersi il Vangelo dove dice che Satana non va mai contro Satana. Parlare di inganno satanico mi sembra esagerato ed anche sbagliato”.

 

Il teologo Stefano De Fiores alla "Radio Vaticana"

05/05/2008 – Nel corso di una intervista alla Radio Vaticana del 5 maggio 2008, il mariologo Stefano De Fiores risponde alla obiezione della "durata" delle apparizioni di Medjugorje, compiendo una analogia con le apparizioni avvenute al Laus nel 1600 e riconosciute ufficialmente dalla Chiesa. Queste apparizioni ebbero infatti una durata impressionante, ben maggiore rispetto a quelle di Medjugorje: ben 54 anni! Ecco le parole di De Fiores:

«Quello che impressiona in queste apparizioni [del Laus] è il fatto che Benedetta Rencurel abbia ricevuto molte apparizioni della Vergine. Dal dicembre fino all’agosto del 1664 ha assistito a 240 apparizioni di Maria. Quindi, sono in qualche modo un anticipo di quello che avverrà presumibilmente a Medjugorje, dove è apparsa per migliaia e migliaia di volte».

Il testo completo dell'intervista è rintracciabile sul sito della Radio Vaticana.

 

Il Card. Puljić, arcivescovo di Sarajevo:
“Medjugorje supera la nostra competenza”

21/03/2008 – Nel “Večernji list“ (il più letto quotidiano croato) del 21 Marzo 2008 Ivan Tolj ha pubblicato una intervista con il Cardinal Vinko Puljić, Arcivescovo di Sarajevo.

Domanda: L’intervista recentemente pubblicata del Cardinal Tarcisio Bertone, Segretario di Stato della Santa Sede, che il caso di Medjugorje debba essere riesaminato ha ispirato varie speculazioni. La Conferenza Episcopale della Bosnia Erzegovina ha discusso questa questione ed è vero che Međugorje sarà ancora ufficialmente esaminato?

Risposta del Cardinal Puljić: La nostra Conferenza Episcopale non ha discusso questa questione perché il fenomeno di Medjugorje supera la nostra competenza. Nel momento in cui la Santa Sede prenderà una decisione e darà un compito, allora penseremo a cosa fare. Perciò sono inutili speculazioni finché non giungano istruzioni concrete. Dopo il lavoro della Commissione, la Conferenza Episcopale aveva già deciso di accompagnare pastoralmente il fenomeno. Non c'è nulla di nuovo, ma è l'attuazione della prima decisione della Conferenza Episcopale sul fenomeno di Medjugorje.

 

L'intervista al Card. José Saraiva Martins

Card. José Saraiva Martins
Il Cardinale José Saraiva Martins intervistato da RaiTre

15/06/2007 – Intervistato in merito a Medjugorje per il programma televisivo "Enigma" condotto dal Corrado Augias su RaiTre e trasmesso il 15 giugno 2007, il Card. José Saraiva Martins così ha risposto: «Tutto ciò che aiuta e promuove la religiosità popolare è benvenuto. Lo stesso Paolo VI disse più di una volta che la religiosità popolare va sostenuta e va certamente purificata da molti elementi che magari attraverso il tempo si sono inseriti nelle rivelazioni private. Le rivelazioni private possono veramente essere un mezzo di evangelizzazione: non dobbiamo aver paura della religiosità popolare. Dobbiamo piuttosto aver paura della superstizione, che è tutto il contrario della religiosità popolare».

 

Chiarimento sull'intervento televisivo del Card. Bertone

29/08/2006 – Riportiamo qui di seguito la domanda posta dal vaticanista Andrea Tornielli e tratta da una intervista pubblicata su Il Giornale del 29 agosto 2006 in merito ad un intervento che il Card. Bertone fece nel corso di una trasmissione televisiva su RaiUno del 17 febbraio 2005. In quell'intervento televisivo il cardinale invitò i fedeli ad un atteggiamento prudenziale nei confronti di Medjugorje. Tale fatto venne però riportato in forma polemica su un importante quotidiano italiano come si trattasse di una "bocciatura" senza appello del caso Medjugorje da parte dell'allora segretario per la Dottrina della Fede. In quell'articolo – tra le varie imprecisioni – il giornalista non esitò a riportare alcuni interventi tratti da un newsgroup cattolico come se fossero email dirette alla Curia di Genova. L'intervista completa è disponibile sul sito de "Il Giornale".

Domanda di Andrea Tornielli – Negli anni trascorsi all'ex Sant'Uffizio lei si è occupato anche del caso Medjugorje e delle lacrimazioni di Civitavecchia. I seguaci di questi fenomeni devono aspettarsi inasprimenti?

Risposta del Card. Bertone – «Quando sono intervenuto, l'ho fatto per il ruolo che ricoprivo, nel rispetto di tutti i devoti della Madonna, tra i quali ci sono anch'io. Ho preso posizione su alcune esagerazioni, richiamando la necessità di non dare più valore a certe rivelazioni private che alla parola di Dio e alla vita sacramentale vissuta nella Chiesa. Ma vorrei tranquillizzare tutti: la mia nomina non porterà alcun inasprimento. Tra l'altro, il ruolo del Segretario di Stato è molto diverso».

 

Medjugorje e l'Opera Romana Pellegrinaggi

2004/2006 – Medjugorje è stato incluso per tre anni consecutivi (2004-2006) tra le mete dei pellegrinaggi ufficiali organizzati dall'Opera Romana Pellegrinaggi. L'organizzazione di questi pellegrinaggi è di competenza dell'Autorità Ecclesiastica essendo l'Opera Romana Pellegrinaggi una attività istituzionale del Vicariato di Roma, Organo della Santa Sede, alle dirette dipendenze del Cardinale Vicario del Papa (all'epoca fu il Card. Camillo Ruini). Durante la permanenza erano organizzati: visita e funzioni religiose al Santuario, salita a piedi al Monte Podbrdo, Via Crucis sul monte Križevac, visita ad una comunità ed escursione alle cascate di Kravica. La pubblicità degli itinerari è apparsa anche sul quotidiano della CEI: Avvenire. È bene però sottolineare il fatto che ciò non comporta l'approvazione delle apparizioni, bensì si limita a rilevare frutti spirituali positivi derivanti da un pellegrinaggio al santuario della parrocchia di Medjugorje. In seguito all'atteggiamento contrario del vescovo locale, onde evitare polemiche, questo itinerario è poi stato cancellato.

 

L'allora card. Ratzinger su Medjugorje

Rapporto sulla fede
Il noto volume scritto da J. Ratzinger con V. Messori contiene anche alcune pagine dedicate a Medjugorje

Se di Giovanni Paolo II si dice che fosse tacitamente favorevole alle apparizioni a Medjugorje, qual è l'atteggiamento di Benedetto XII? Esiste una posizione chiara dell'attuale pontefice contenuta in un capitolo del noto "Rapporto sulla fede", volume che racchiude l'intervista che lo scrittore cattolico Vittorio Messori ebbe nel 1984 con l'allora card. Joseph Ratzinger. Eccone alcuni brevi stralci.

MESSORI – Restando in tema, è ben noto che da anni, ormai, un villaggio della Jugoslavia, Medjugorie, è al centro dell'attenzione mondiale per il rinnovarsi di apparizioni che – vere o presunte che siano – hanno già richiamato milioni di pellegrini ma hanno provocato anche dolorose polemiche tra i francescani che reggono la parrocchia e il vescovo della diocesi locale. È prevedibile un intervento chiarificatore della Congregazione per la dottrina della fede, suprema istanza in materia, naturalmente con quell'approvazione del Papa indispensabile per ogni suo documento?
RATZINGER – In questo campo, più che mai, la pazienza è un elemento fondamentale della politica della nostra Congregazione. Nessuna apparizione è indispensabile alla fede, la Rivelazione è terminata con Gesù Cristo, Egli stesso è la Rivelazione. Ma non possiamo certo impedire a Dio di parlare a questo nostro tempo, attraverso persone semplici e anche per mezzo di segni straordinari che denuncino l'insufficienza delle culture che ci dominano, marchiate di razionalismo e di positivismo. Le apparizioni che la Chiesa ha approvato ufficialmente – innanzitutto Lourdes e ancora Fatima – hanno un loro posto preciso nello sviluppo della vita della Chiesa nell'ultimo secolo. Mostrano tra l'altro che la Rivelazione – pur essendo unica, conchiusa e dunque non superabile – non è cosa morta, è viva e vitale. Del resto – al di là di Medjugorje, sul quale non posso esprimere alcun giudizio, il caso essendo ancora sotto esame da parte della Congregazione – uno dei segni del nostro tempo è che le segnalazioni di "apparizioni" mariane si stanno moltiplicando nel mondo. Anche dall'Africa, ad esempio e da altri continenti, giungono rapporti alla nostra sezione competente. [in particolar modo le apparizioni a Kibeho, in Rwanda, in seguito approvate dal vescovo locale, A.G.] (...) Uno dei nostri criteri è separare l'aspetto della vera o presunta "soprannaturalità" dell'apparizione da quello dei suoi frutti spirituali. I pellegrinaggi della cristianità antica si dirigevano verso luoghi a proposito dei quali il nostro spirito critico di moderni sarebbe talvolta perplesso quanto alla "verità scientifica" della tradizione che vi è legata. Ciò non toglie che quei pellegrinaggi fossero fruttuosi, benefici, importanti per la vita del popolo cristiano. Il problema non è tanto quello della ipercritica moderna (che finisce poi, tra l'altro, in una forma di nuova credulità) ma è quello della valutazione della vitalità e dell'ortodossia della vita religiosa che si sviluppa attorno a questi luoghi.
MESSORI – Riconosciuti o no che siano, i "messaggi delle apparizioni mariane" fanno problema anche perché sembrano andare in una direzione poco omogenea a certa "spiritualità post-conciliare".
RATZINGER – Ribadisco che non amo i termini pre o post-conciliare; accettarli significherebbe accettare l'idea di una frattura nella storia della Chiesa. Nelle "apparizioni" c'è spesso un coinvolgimento del corpo (segni di croce, acqua benedetta, appello al digiuno), ma tutto questo è in pieno nella linea del Vaticano II che ha insistito per l'unità dell'uomo, dunque per l'incarnazione dello Spirito nella carne.
MESSORI – Quel digiuno al quale accenna sembra essere addirittura in una posizione centrale per molti di quei "messaggi".
RATZINGER – Digiunare significa accettare un aspetto essenziale della vita cristiana. Occorre ritrovare l'aspetto anche corporale della fede: l'astensione dal cibo è uno di questi aspetti. Sessualità e nutrimento sono gli elementi centrali della fisicità dell'uomo: ora, al declino della comprensione della verginità ha corrisposto il declino della comprensione del digiuno. E questi due declini sono entrambi legati a una sola radice: l'attuale oscuramento della tensione escatologica, cioè verso la vita eterna, della fede cristiana. Essere vergini e saper periodicamente rinunciare al cibo è testimoniare che la vita eterna ci attende, anzi è già tra noi, che "la scena di questo mondo passa" (1 Cor 7,3 1). Senza verginità e senza digiuno la Chiesa non è più Chiesa, si appiattisce nella storia. E per questo dobbiamo guardare come a un esempio ai fratelli delle Chiese ortodosse dell'Oriente, grandi maestre – anche oggi – di autentico ascetismo cristiano. (...)

 

Il Card. Schonborn: "Dove c'è Maria la Chiesa si rinnova"

In una intervista a Lourdes l'arcivescovo di Vienna ha affermato: "Nei santuari mariani si prova ciò che rende la Chiesa viva: si ha la sensazione che Dio è vicino e non in maniera astratta, ma proprio concreta e reale, grazie a Maria che, come nessun altro rappresenta la vicinanza del cielo alla terra". Interrogato su Medjugorje, che è molto presente in Austria, egli ha detto: "Non sono ancora stato a Medjugorje, ma in un certo senso ci sono stato molte volte, grazie a coloro che ci sono stati e nella cui vita vedo molti frutti. Mentirei se dicessi diversamente. Questi frutti sono ben evidenti e concreti. Nella nostra diocesi e in molti altri luoghi assisto alla grazia della conversione, della vita soprannaturale nella fede, della grazia della gioia, della vocazione, della salvezza, della riscoperta dei sacramenti, della confessione, tutto ciò non è un inganno. Pertanto posso dire che i criteri che ho, come vescovo, sono i frutti e, se si deve giudicare l'albero dai frutti, si tratta proprio di un albero buono".

All'osservazione che dagli avvenimenti di Medjugorje sono sorte varie comunità, tra cui Kraljice Mira e Lamm in Austria, gli è stato chiesto se tutto questo può condurre a nuove prospettive per il futuro della Chiesa. "Certo – ha risposto – credo che Maria agisca sin dall'inizio nel silenzio, ma in maniera molto efficace. L'uomo presta meno attenzione alle 'piazze', raramente viene toccato dalle discussioni, anche se il dialogo ci deve essere, ma tutto ciò non basta, né per la vita personale, né per quella della comunità. E in Maria la Chiesa è sempre personale, poiché non è una grande istituzione, né un grande sistema teologico, ma è percepibile, comprensibile solo nella sua maternità, nella sua verginità, nella sua bellezza e nella sua infinita gentilezza. Soprattutto nei luoghi mariani ci si rende conto che la Chiesa non è innanzitutto un'istituzione, come la si definisce tanto negativamente, ma è la sposa di Cristo, per la quale Cristo ha donato la vita: è meravigliosa ed è la madre di tutti gli uomini. E tutto ciò si trova in Maria. Per questo Maria è presente ovunque la Chiesa si rinnovi e dove c'è Maria, la Chiesa si rinnova. Non è un caso che le comunità, che sorgono dalla Chiesa, sono legate nella maggior parte dei casi a Maria e ai suoi luoghi di grazia".

Interrogato sull'atteggiamento di rifiuto da parte di certi vescovi per Medjugorje, che pure è un frutto di grazia mondiale, e poi se l'ultimo documento del Vaticano al vescovo de La Réunion sia una risposta soddisfacente (26 maggio 1998), egli ha risposto: "La lettera del segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede chiarisce in maniera amichevole quello che negli ultimi anni è sempre stato l'atteggiamento ufficiale della Chiesa su Medjugorje e cioè che la questione viene lasciata consapevolmente aperta... Non si nega né si esclude che i fenomeni possano avere un carattere soprannaturale. Certamente la Chiesa non si esprimerà definitivamente finché i fenomeni continueranno sotto forma di apparizioni o di eventi simili, ma il compito dei pastori è quello di promuovere ciò che cresce, ciò che mostra dei frutti, di proteggerlo, se necessario, anche dai pericoli che naturalmente sono ovunque. Anche a Lourdes bisogna sempre preoccuparsi di evitare che il dono originario non sia soffocato da sviluppi errati. E anche Medjugorje non ne è immune. Pertanto è o sarebbe importante che anche i vescovi dedichino consapevolmente le proprie attenzioni pastorali a Medjugorje affinché quelli che sono i frutti evidenti siano protetti da sviluppi errati".

(Fonte: "Eco di Maria" n. 144)

 

Intervista al teologo René Laurentin

René Laurentin
Il teologo e mariologo
Padre René Laurentin

26/05/2004 - Il quotidiano cattolico Avvenire intervista padre René Laurentin, teologo francese considerato un'autorità in materia di mariologia. È stato perito al Concilio Vaticano II e membro della Commissione teologica internazionale. Buona parte della sua attività di studio l'ha dedicata al fenomeno delle apparizioni: solamente i suoi lavori scientifici su Lourdes oltrepassano i trenta titoli. Il suo sogno è quello di completare prima di morire un grande dizionario delle apparizioni. Su Medjugorje ha attualmente dedicato oltre 10 titoli. Ecco uno stralcio dell'intervista:

Lei ha dedicato ben 20 volumi a Medjugorie. Qual è, al riguardo, la sua posizione?
«Sono tenuto al riserbo, a seguito di alcune disposizioni che mi sono state date. Non ho mai detto che la Madonna è realmente apparsa. Ho invece certificato una serie di segni positivi e negativi (come per Lourdes, del resto). E tra i segni positivi ci sono senz'altro le liturgie che ci sono a Medjugorie con un seguito davvero straordinario di confessioni e di conversioni».

Da che cosa bisogna stare in guardia?
«Dalla religione delle apparizioni. Ci sono fedeli che credono solo a questi fenomeni straordinari, tanto da assecondare perfino il turismo delle apparizioni. Ci vuole discernimento. Anzitutto da parte dei veggenti, che talvolta confondono la comunicazione che ricevono con il proprio pensiero. Ho sentito alcuni di loro affermare: dico quello che Dio mi ha detto di comunicare. Ma è una comunicazione che può essere filtrata».

Con il rischio, talvolta, della deviazione?
«Sì. Dipende, appunto, dal veggente. Nelle mie ricerche non ho trovato molti casi di fanatismo, contrariamente a quanto si usa credere. Ho riscontrato, invece, il pericolo di deviazioni, soprattutto quando interviene l'abitudine. Un veggente non può sostenere: ricevo la luce da Dio e quindi ho la verità assoluta. No, deve anche lui discernere, magari facendosi aiutare. L'ispirazione personale può incrociare quella soprannaturale, compresa, a volte, quella diabolica. Quindi è necessaria molta prudenza. Lo raccomando in continuazione ai tanti veggenti che conosco: fate attenzione, perché nelle apparizioni che ricevete ci possono essere tanti limiti. La maggioranza di loro mi ascolta e discerne quotidianamente».

Il primo criterio del discernimento?
«Non c'è dubbio: la conformità alla dottrina di quanto avviene nell'apparizione».

Come spiega l'interesse crescente per le apparizioni mariane? E questo interesse si trasforma in autentica devozione mariana?
«Quando una persone rischia l'asfissia ha bisogno di ossigeno per ritornare alla vita. La vita di fede oggi è asfissiata dal materialismo ideologico e da quello economico. L'ossigeno di cui ha bisogno è rappresentato anche da questi "segni". Ribadisco, ci vuole discernimento. Ma se si usa la testa, la devozione mariana sarà davvero autentica».

L'intervista integrale tratta da "Avvenire" del 26/05/2004

 

L'intervista a mons. Hnilica

Mons. Paolo Maria Hnilica
Mons. Paolo Maria Hnilica

Quella che segue è l'intervista che nell’ottobre 2004 la giornalista Marie Czernin fece a mons. Paolo Hnilica, gesuita e vescovo di Rusado, nonché esperto conoscitore dei fenomeni mistici della Chiesa e stretto amico di Giovanni Paolo II. Questa intervista è stata condotta per il Mensile Cattolico Tedesco PUR (Politik und Religion) ed è stata pubblicata nel dicembre 2004. La traduzione dal Tedesco è di Christine Badde.

***

Abbiamo avuto qualche dubbio sul realizzare questa intervista, perché tutta la questione di Medjugorje è un po’ controversa. Ma ci siamo decisi a farla, perché desideriamo che i nostri lettori siano coscienti di tutto ciò che si dice nel mondo e, in questo caso, in Germania. Siamo convinti che le parole del Vescovo Hnilica, riportate totalmente, saranno interessanti per i nostri lettori. Esse parlano da sole. Questo articolo non presenta una “voce a favore di Medjugorje” da parte del nostro giornale. Ma dimostrano la decisione di dare ai nostri lettori informazioni concrete su ciò che gli uomini vicini al Papa dicono, o riportano come detto da altri, sulle apparizioni di Medjugorje e i loro frutti. Questo articolo prosegue due precedenti articoli su Medjugorje pubblicati in Ottobre sul giornale della Conferenza Episcopale Italiana Avvenire che si pongono in modo positivo su Medjugorje. Uno di questi due articoli riferisce come le forze italiane dell’Onu, dislocate a Sarajevo, si siano recate in pellegrinaggio a Medjugorje per ringraziare la Regina della Pace per la protezione nel tempo della missione di pace in Bosnia. Il secondo articolo, pubblicato il 15/10 da Alessandro Fo, Professore di Lingua Latina all’Università di Siena, riferisce la sua conversione come frutto di un pellegrinaggio a Medjugorje. Il fatto che il giornale italiano della Conferenza Episcopale Italiana dia così tanto spazio è molto interessante per noi. Per questo abbiamo inviato Marie Czernin a domandare al Vescovo Pavao Hnilica – vecchio amico del Papa, che ha vissuto a Roma dal 1950, quando lasciò la Slovacchia – se il Papa avesse mai fatto qualche commento su Medjugorje e se sì, in che modo.

Vescovo Hnilica, Lei ha trascorso molto tempo vicino a papa Giovanni Paolo II ed ha potuto condividere con Lui anche momenti molto personali. Ha avuto occasione di parlare con il papa degli avvenimenti di Medjugorje?
«Quando nel 1984 feci visita al Santo Padre a Castel Gandolfo e pranzai con Lui, gli raccontai della consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria, che avevo potuto compiere il 24 marzo di quello stesso anno in modo del tutto insperato, nella Cattedrale dell’Assunzione nel Cremlino di Mosca, così come la Madonna aveva chiesto a Fatima. Egli ne rimase molto colpito e disse: “La Madonna ti ha guidato fin lì con la Sua mano”, ed io risposi: ”No, Santo Padre, mi ci ha portato in braccio!”. Poi mi chiese che cosa pensassi di Medjugorje e se vi ero già stato. Risposi: “No. Il Vaticano non me l’ha proibito, ma me l’ha sconsigliato”. Al che il Papa mi guardò con sguardo risoluto e disse: “Va' in incognito a Medjugorje, così come sei andato a Mosca. Chi te lo può vietare?”. In questo modo il Papa non mi aveva ufficialmente permesso di andarci, ma aveva trovato una soluzione. Poi il Papa andò nel Suo studio e prese un libro su Medjugorje di René Laurentin. Cominciò a leggermene qualche pagina e mi fece notare che i messaggi di Medjugorje sono in relazione con quelli di Fatima: “Vedi, Medjugorje è la prosecuzione del messaggio di Fatima”. Andai tre o quattro volte in incognito a Medjugorje, ma poi l’allora vescovo di Mostar-Duvno, Pavao Zanic, mi scrisse una lettera nella quale mi intimava di non andare più a Medjugorje, altrimenti avrebbe scritto al papa. Qualcuno l’aveva evidentemente informato dei miei soggiorni, ma non dovevo certo avere paura del Santo Padre».

In seguito ha avuto un’altra possibilità di parlare di Medjugorje con il papa?
«Sì, la seconda volta che abbiamo parlato di Medjugorje – me lo ricordo bene – è stato il 1° agosto 1988. Una commissione medica di Milano, che allora aveva esaminato i veggenti, venne dal Papa a Castel Gandolfo. Uno dei medici fece notare che il vescovo della diocesi di Mostar creava delle difficoltà. Allora il Papa disse: “Dato che è il vescovo della regione, dovete ascoltarlo”, e, diventato subito serio, aggiunse: “Ma dovrà rendere conto davanti alla legge di Dio di aver gestito la cosa nel modo giusto”. Il Papa rimase un momento pensieroso e poi disse: “Oggi il mondo sta perdendo il senso del soprannaturale, cioè il senso di Dio. Ma molti ritrovano questo significato a Medjugorje attraverso la preghiera, il digiuno e i sacramenti.” È stata la testimonianza più bella ed esplicita per Medjugorje. Ne rimasi colpito perché la commissione che aveva esaminato i veggenti dichiarò allora: Non constat de supernaturalitate. Al contrario il Papa aveva da tempo capito che a Medjugorje accadeva qualcosa di soprannaturale. Dai più svariati racconti di altre persone sugli avvenimenti di Medjugorje, il Papa si era potuto convincere che in questo luogo si incontra Dio».

Non è possibile che molto di quello che accade a Medjugorje sia stato invece inventato di sana pianta e che prima o poi risulterà che il mondo è caduto in un grosso imbroglio?
«Alcuni anni fa, a Marienfried si è svolto un grande incontro di giovani a cui sono stato invitato anche io. Allora un giornalista mi chiese: “Signor vescovo, non pensa che tutto ciò che avviene a Medjugorje abbia origine dal diavolo?”. Gli risposi: “Sono un gesuita. Sant’Ignazio ci ha insegnato che bisogna distinguere gli spiriti e che ogni evento può avere tre cause o ragioni: umana, divina o diabolica”. Alla fine ha dovuto acconsentire che tutto ciò che accade a Medjugorje non è spiegabile da un punto di vista umano, ossia che giovani del tutto normali attirino in questo luogo migliaia di persone che accorrono qui ogni anno per riconciliarsi con Dio. Intanto Medjugorje viene chiamata il confessionale del mondo: né a Lourdes né a Fatima si verifica il fenomeno di così tante persone che si confessano. Che cosa accade in un confessionale? Il sacerdote libera i peccatori dal demonio. Ho risposto allora al giornalista: “Certamente il demonio è riuscito a fare molte cose, ma una cosa non può sicuramente fare. Può il demonio mandare le persone al confessionale per liberarle da sé stesso?”. Allora il giornalista si mise a ridere e capì che cosa volevo dire. L’unica ragione rimane dunque Dio! In seguito ho riferito anche al Santo Padre questa conversazione».

• Come si può riassumere in un paio di frasi il Messaggi di Medjugorje? Che cosa distingue questi Messaggi da quelli di Lourdes o di Fatima?
«In tutti e tre questi luoghi di pellegrinaggio, la Madonna invita alla penitenza, al pentimento e alla preghiera. In questo i messaggi dei tre luoghi di apparizione si somigliano. La differenza è che i Messaggi di Medjugorje durano da 24 anni. Questa continuità intensa di apparizioni soprannaturali non è diminuita negli ultimi anni, tanto che sempre più intellettuali si convertono in questo luogo».

Per alcune persone i Messaggi di Medjugorje non sono degni di fede perché poi è scoppiata la guerra. Dunque non luogo di pace, ma di lite?
«Quando nel 1991 (esattamente 10 anni dopo il primo Messaggio: “Pace, pace e solo pace!”) scoppiò la guerra in Bosnia Erzegovina, ero di nuovo a pranzo con il papa ed egli mi chiese: “Come si spiegano le apparizioni di Medjugorje, se ora in Bosnia c’è la guerra?”. La guerra è stata veramente una brutta cosa. Perciò dissi al papa: “Eppure ora sta accadendo la stessa cosa che accadde a Fatima. Se allora avessimo consacrato la Russia al Cuore Immacolato di Maria, si sarebbe potuta evitare la Seconda Guerra Mondiale, ed anche la diffusione del comunismo e dell’ateismo. Proprio dopo che Lei, Santo Padre, ebbe compiuto questa consacrazione nel 1984, in Russia ci furono grandi cambiamenti, attraverso i quali iniziò la caduta del comunismo. Anche a Medjugorje, all’inizio, la Madonna avvertì che sarebbero scoppiate delle guerre se non ci fossimo convertiti, ma nessuno prese sul serio questi Messaggi. Questo significa che se i vescovi della ex-Jugoslavia avessero preso sul serio i Messaggi ­naturalmente non possono ancora concedere un riconoscimento definitivo della Chiesa, dato che le apparizioni sono ancora in corso forse non si sarebbe arrivati a questo punto”. Allora il Papa mi disse: “Dunque il vescovo Hnilica è convinto che la mia consacrazione al Cuore Immacolato di Maria sia stata valida?”, ed io risposi: “Certamente è stata valida, il punto è solo quanti vescovi abbiano compiuto questa consacrazione in comunione (in unione) con il papa”».

Torniamo di nuovo a papa Giovanni Paolo II e alla sua speciale missione...
«Sì. Alcuni anni fa, quando il Papa era già di salute malferma e cominciava a camminare col bastone, gli raccontai di nuovo della Russia durante un pranzo. Poi si appoggiò al mio braccio, affinché lo accompagnassi all’ascensore. Era già molto tremolante e ripette per cinque volte con voce solenne le parole della Madonna di Fatima: “Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà”. Il Papa sentiva davvero di avere questo grande compito per la Russia. Anche allora sottolineò che Medjugorje non è altro che la continuazione di Fatima e che dobbiamo riscoprire il significato di Fatima. La Madonna ci vuole educare alla preghiera, alla penitenza e ad una maggiore fede. È comprensibile che una madre si preoccupi dei suoi figli che sono in pericolo, e così fa anche la Madonna a Medjugorje. Ho anche spiegato al Papa che oggi il più grande movimento mariano parte da Medjugorje. Dovunque ci sono gruppi di preghiera che si riuniscono nello spirito di Medjugorje. Ed egli l’ha confermato. Perché ci sono meno famiglie sante. Anche il matrimonio è una grande vocazione».

Alcuni si meravigliano che nessuno dei veggenti di Medjugorje, una volta cresciuti, sia entrato in convento o si sia fatto prete. Questo fatto può essere interpretato come un segno del nostro tempo?
«Sì, lo vedo in modo molto positivo, perché possiamo vedere che questi uomini che la Madonna ha scelto sono semplici strumenti di Dio. Non sono loro gli autori che hanno escogitato tutto, ma sono collaboratori di un più vasto progetto divino. Da soli non ne avrebbero la forza. Oggi è particolarmente necessario che la vita dei laici si rinnovi. Ci sono, ad esempio, anche delle famiglie che vivono questa consacrazione alla Madonna, non solo suore o sacerdoti. Dio ci lascia la libertà. Oggi dobbiamo dare nel mondo una testimonianza: forse nel passato tali limpide testimonianze si trovavano maggiormente nei conventi, ma oggi abbiamo bisogno di questi segni anche nel mondo. Ora è soprattutto la famiglia a doversi rinnovare, poiché la famiglia oggi si trova in una profonda crisi. Non possiamo conoscere tutti i piani di Dio, ma sicuramente oggi dobbiamo santificare la famiglia. Perché ci sono meno vocazioni?».

Che cosa pensano oggi di Medjugorje i suoi colleghi vescovi?
«Marija Pavlovic-Lunetti, una delle veggenti che riceve ancora messaggi dalla Madonna, una volta davanti a me ha pianto, perché aveva sentito che alcuni vescovi mettono in dubbio l’autenticità dei Messaggi. L’allora vescovo di Mostar, Pavao Zanic, l’aveva perfino definita una bugiarda. La mia risposta al vescovo di Mostar fu: “Lei si sbaglia. Pensi soltanto a come si comportano normalmente i ragazzi in una grande famiglia. Se viene loro confidato un segreto speciale, il giorno dopo già litigano e raccontano il segreto ad altri. Se fossi la Madonna, probabilmente avrei scelto un solo ragazzo, e non addirittura sei, perché mi sarebbe sembrato troppo rischioso. Ma questi ragazzi sono stati torturati per molti anni dalla polizia, eppure non hanno mai rivelato nulla”. Indubbiamente, forse questi Messaggi non sono così profondi e misteriosi come quelli di Fatima, ma qui si tratta di una trasposizione dei Messaggi di Fatima, come l’ha intesa anche il papa. Non bastano solo i grandi Messaggi, che poi non possono essere divulgati. Attraverso Medjugorje vengono divulgate la preghiera continua ed anche la penitenza. Fa meraviglia che a Medjugorje la gente digiuni a pane ed acqua anche due volte a settimana, si consacri al cuore della Madonna e La veneri. Negli anni '80, una volta sono venuti da me sei vescovi brasiliani perché avevano sentito dire che mi interessavo di Medjugorje. Mi chiesero se potevo fare in modo che potessero concelebrare una Santa Messa con il Papa. Poi volevano andare a Medjugorje. Il Papa aveva acconsentito a riceverli, ma il Suo segretario, mons. Stanlislaw Dziwisz, in seguito disse: “Vi prego di non dire che il Papa vi ha ricevuto ad una Messa privata perché andate a Medjugorje, ma vi ha invitato perché siete venuti dal lontano Brasile”. Questo significa che naturalmente il Papa non ha mai riconosciuto esplicitamente ed ufficialmente Medjugorje, poiché non vuole anticipare il vescovo della diocesi di Mostar. Lo stesso Papa si sarebbe recato volentieri a Medjugorje, ma il vescovo di Mostar avrebbe dovuto dare un segnale chiaro. Quando due anni fa il papa è andato in Croazia, e a Zagabria fu beatificato il card. Stepinac, ci fu un incontro di circa 50 vescovi al quale partecipai anch’io. Dunque salutai i vescovi che conoscevo già. Poi uno di loro mi disse con cordialità: “Sono il Nunzio Apostolico di Zagabria, e Lei è quindi il Legato Apostolico di Medjugorje!”. Lo disse non con tono di disprezzo, ma di amicizia. Anche il card. Kuharic di Zagabria non si è mai pronunciato pubblicamente su Medjugorje, però mi disse: “Vi accadono cose molto interessanti”. Nel 1994, 10 anni dopo la solenne consacrazione del mondo al Cuore di Maria, il Papa invitò a pregare in modo particolare per la Bosnia, dove c’era ancora la guerra. Allora andai a Medjugorje e incontrai anche il vescovo di Mostar. Egli mi chiese perché fossi andato lì ed io risposi: “Il Papa ci ha esortato a pregare per la pace in Jugoslavia nei santuari mariani. Perciò siamo venuti in un luogo di pellegrinaggio che si trova vicino a questi avvenimenti". Il vescovo mi corresse e disse che quello non era un luogo di pellegrinaggio, ma solo un luogo di preghiera. Ma io gli chiesi quale fosse la differenza e gli dissi anche che dovevamo riconoscere che l’aiuto più grande che fosse giunto alla Croazia e alla Bosnia durante la guerra, era arrivato dai gruppi di preghiera di Medjugorje. Tuttavia il vescovo volle minimizzare questi fatti. Il vescovo di Spalato, invece, ha avuto sempre un atteggiamento molto positivo nei confronti di Medjugorje ed è interessante che anche la sua città sia stata risparmiata dalla guerra. A quel tempo il Papa mi chiese anche se era vero che a Medjugorje e a Spalato non fosse successo nulla durante la guerra. Sì, gli risposi».

La posizione ufficiale della Chiesa nei confronti di Medjugorje è cambiata negli ultimi anni?
«Soltanto negli ultimi dieci anni, milioni di persone si sono recate in pellegrinaggio a Medjugorje. Se la Chiesa credesse veramente che in questo luogo viene divulgato qualcosa di contrario alla fede o alla morale, allora sarebbe stata obbligata a prendere delle misure contro Medjugorje. Avrebbe dovuto fare di tutto per proteggere gli uomini da questo fenomeno. Il fatto che tace, è un buon segno e, di fatto, un riconoscimento di Medjugorje. Basta sfogliare il registro parrocchiale per vedere quanti sacerdoti celebrino ogni anno la Santa Messa a Medjugorje. Non verrebbero, se avessero scoperto qualcosa che metta in dubbio l'attendibilità dei messaggi. Dai frutti si riconoscerà se da qui è cresciuto un albero buono o cattivo».

Qual è stata la sua personale esperienza spirituale a Medjugorje?
«Ho avuto la fortuna di poter incontrare personalmente i veggenti e così di potermi fare un'idea chiara su di loro. Sono riuscito a guadagnarmi la loro fiducia ed ho avuto la sensazione di venire personalmente introdotto ai misteri di Medjugorje, così come era successo prima anche a Fatima e a Lourdes, quando avevo potuto incontrare Suor Lucia e il Vescovo di Fatima. Ne sono stato felice e mi sono sentito anche alquanto privilegiato di poter partecipare così da vicino agli eventi di Medjugorje. Anche adesso, quando a volte parlo con Vicka Ivankovic-Mijatovic o con Marija Pavlovic-Lunetti, mi sento vicino a loro. Perciò provo nei loro confronti anche una certa responsabilità, mi sento parte di una grande famiglia».

In uno dei primi messaggi, secondo quel che si dice, la Madonna ha affermato che queste sarebbero state le ultime apparizioni. Molte persone pensano con questo alla fine del mondo e all’Apocalisse. Come lo si può interpretare correttamente?
«Sì, l’ho sentito dire, ma spesso nelle profezie si parla dell’”ultimo giorno”. Già San Paolo ne parlava. Noi viviamo nell’ultimo giorno, ma i veri profeti non hanno mai indicato una data precisa nella quale queste profezie si sarebbero compiute. Gesù stesso ha detto che neanche il Figlio dell’Uomo conosce il momento in cui ci saranno il “secondo avvento” e il “giudizio finale”: solo il Padre lo sa. Perciò si può dire la stessa cosa che si diceva prima di Fatima: Medjugorje è il più grande intervento di Dio nella storia dell'umanità».

 

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