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PREGHIERA


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COMBATTIMENTO SPIRITUALE
Il sacramento della confessione
«Il peccato è talmente radicato nel cuore dell'uomo che solo Dio può strapparlo. Non basta che lo dimentichi, l'uomo continuerebbe a rifarlo. Occorre un intervento divino capace di operare una profonda trasformazione, tanto profonda da essere paragonata ad una nuova creazione. È un intervento ricreatore di Dio, che è il solo in grado di rinnovare l'uomo. Il perdono di Dio non è mai un gesto di bontà, ma un gesto di potenza che cambia il cuore dell'uomo e lo strappa dalla schiavitù...».
(Don Bruno Maggioni)
1. Un sacramento da riscoprire
La confessione è stata presentata dal Medioevo in poi in termini eccessivamente giurdici: questo modo di presentare il sacramento finisce per distorcere il suo vero significato, nel quale il sacerdote non è tanto giudice quanto salvatore e medico delle anime. Lo stesso termine "confessione" ora è stato sostituito dal termine "riconciliazione", prendendo spunto dalla parabola evangelica del Figliol Prodigo. In quest'ottica il confessionale è visto come luogo del ritorno a casa del figliol prodigo dove il Padre attende il suo amato figlio per abbracciarlo ed accoglierlo. Il motivo per cui nel sacramento della confessione, se c'è pentimento, i peccati vengono sempre rimessi è dovuto al fatto che Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo, ha sofferto al nostro posto e ha espiato tutti i peccati del mondo a nostro favore. In tal modo noi, mediante questo sacramento, possiamo ottenere la grazia santificante, la divina figliolanza e il diritto alla vita eterna. Questo fatto rende grande e importantissimo il sacramento della confessione, che purtroppo oggi soffre di un momento di grave crisi. Quale ne sono i motivi? Ecco quanto ha detto Padre Raniero Cantalamessa in una sua intervista.
«La Confessione è entrata in crisi per diversi motivi. Alcuni generali – come la secolarizzazione – e altri sono piuttosto pratici; bisogna ammettere che la Confessione spesso era ridotta a una pratica amministrata in condizioni molto povere, che era ridotta spesso proprio ad una pratica così, di dovere, e basta: una "tassa da pagare", per così dire, alla Chiesa. Papa Giovanni Paolo II ha fatto il possibile per accelerare il processo di riscoperta della dimensione biblica, salvifica e anche bella della Confessione. Perché la Confessione è un'esperienza bella, pasquale: è l'incontro con il Cristo risorto che permette di toccare le sue piaghe e di sentirsi dire la parola che tutti nel fondo aspettano: «Vai in pace, i tuoi peccati ti sono perdonati!». Credo che dobbiamo fare il possibile per restituire alla Confessione questa sua dimensione pasquale. Molto dipende anche dai confessori: il confessore dovrebbe imitare Gesù, il quale era duro con i farisei, gli ipocriti, quelli che credevano di non avere bisogno di perdono; ma era sempre tenerissimo con i peccatori: tenerissimo! I pastori dovrebbero fare in modo di rendere il meno possibile della Confessione, che è un Sacramento, una specie di processo giuridico: assoluzione o condanna, ma di farne il più possibile un incontro con il Cristo risorto».
2. Breve catechesi sul sacramento della confessione
Il sacramento della confessione (detto anche della penitenza o della riconciliazione) è la celebrazione dell’amore misericordioso di Dio, che ci dona il perdono dei nostri peccati, per mezzo di Cristo morto e risorto, il quale, mediante il ministero della Chiesa, ci riconcilia con Dio e con i fratelli. Tale sacramento è stato istituito da Gesù Cristo quando la sera di Pasqua si mostrò ai suoi Apostoli e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi» (Gv 20,22-23).
• Perché bisogna confessarsi?
Perché ogni cristiano, dopo il battesimo, commette peccati. Ciò è una verità innegabile. Chi dice di essere senza peccato o è un bugiardo o è un cieco. «Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi» (1 Gv 1,8). Ognuno di noi può e deve chiedere perdono a Dio in ogni momento, in particolare subito dopo ogni peccato mortale e prima di addormentarsi la sera, come pure all’inizio della celebrazione della S. Messa. Ma Dio ci perdona i peccati mortali quando ci accostiamo pentiti al sacramento della Confessione, voluto e istituito dal suo Figlio Gesù Cristo: questo è il modo ordinario attraverso il quale Egli ci concede il Suo perdono. Certamente il peccato non viene perdonato se non c’è il pentimento personale, ma Dio ha legato la remissione stessa dei peccati al ministero ecclesiale o almeno alla seria volontà di ricorrere ad esso al più presto, quando nell’immediato non vi sia la possibilità di compiere la Confessione sacramentale.
• Quando si commette un peccato?
Si commette peccato quando si disobbedisce a Dio, al suo amore, alla sua legge data a noi, tramite Cristo, per indicarci il buon cammino verso la nostra piena felicità e la perfetta realizzazione del nostro essere: la santità. In particolare, si prende coscienza del proprio peccato alla luce di Cristo. È Cristo infatti, con la sua Parola e con la sua morte e risurrezione, che svela pienamente all’uomo il proprio peccato, e la gravità di esso.
• In che senso il peccato offende Dio?
Il peccato offende Dio nel senso che ferisce o distrugge l’uomo che Dio ha creato e che ama, incrina o rompe il dialogo di Dio con l’uomo, rifiuta la Sua Parola che è il vero bene dell’uomo, offende Dio non tanto nel Suo onore, quanto nel Suo immenso amore.
• Tutti i peccati sono uguali?
No: i peccati si diversificano ad esempio quanto alla gravità e alla tipologia.
• Quanto alla gravità, ci sono peccati mortali e veniali.
• Quanto alla tipologia, ci sono peccati:
- di pensiero, parola, opere, omissioni;
- contro Dio, il prossimo, noi stessi, il creato.
• Quando si ha un peccato mortale?
Per commettere un peccato mortale, occorre che si verifichino tre condizioni contemporaneamente:
1. materia grave
2. piena avvertenza
3. deliberato consenso
• La materia grave da chi è stabilita?
È Dio (e non la nostra opinione personale o quella della gente...) che determina qual è la materia grave. Dio la indica in particolare mediante i Dieci Comandamenti e gli insegnamenti di Cristo, riproposti dalla sua Chiesa.
• Quando si commette un peccato veniale?
Quando si tratta di materia leggera, oppure, se anche c’è materia grave, manca tuttavia o la piena avvertenza o il deliberato consenso.
• Ogni quanto ci si deve confessare?
Ogni cristiano, raggiunta l’età della ragione, ha l’obbligo di confessarsi almeno una volta all’anno. Ma il buon cristiano non può e non deve accontentarsi di questo minimo. In particolare, il buon cristiano:
• nel caso di un peccato mortale deve confessarsi subito dopo averlo commesso al fine di ottenere subito il perdono di Dio e di evitare l’inferno in caso di morte. Solo la confessione individuale seguita dall’assoluzione costituisce l’unico modo ordinario con cui il fedele, consapevole di peccato mortale, è riconciliato con Dio e con la Chiesa. E comunque deve confessarsi prima di accedere alla S. Comunione.
• se ha solo peccati veniali, il tempo che può intercorrere tra una confessione e l’altra dipende dalla sensibilità spirituale di ciascuno. Seguendo il suggerimento di buoni Padri Spirituali, sarebbe opportuno che un cristiano si confessi almeno una volta al mese, massimo ogni due mesi, e ciò deve avvenire soprattutto se egli accede alla S. Comunione di frequente. È quanto mai opportuno il ricorso abituale al sacramento della Penitenza, in quanto tale sacramento accresce la grazia, corrobora le virtù, aiuta a mitigare le tendenze negative ereditate a motivo del peccato originale e aggravate da peccati personali, forma una retta coscienza, offre il dono della serenità e della pace, per il fatto stesso che aumenta la grazia.
• Come ci si confessa?
Ci si prepara anzitutto alla celebrazione del sacramento con momenti di preghiera e con una buona direzione spirituale. Ci si confronta poi con l’esempio e con le parole di Cristo (esame di coscienza), preferibilmente leggendo un brano della Sacra Scrittura. Alla luce di quanto Dio ha fatto per noi, si riconoscono i propri peccati, chiedendone perdono a Dio e impegnandosi a “cambiar vita”, soprattutto in un settore particolare (proposito).
• Quali peccati si devono confessare?
La confessione dei peccati davanti al sacerdote segue l'esame di coscienza e la contrizione (ossia il dolore dei peccati commessi, il pentimento e il proposito di non commetterli più), che fra gli atti del penitente occupa il primo posto (cf. Concilio di Trento). Nella confessione si presenta al sacerdote lo stato della nostra anima enumerando tutti i peccati che abbiamo commesso dall'ultima ben fatta. Obbligatoriamente vanno confessati tutti quei peccati
• che sono certamente mortali
• che sono stati certamente commessi
• di cui non ci si è già accusati in una confessione ben fatta
Anche se ci si deve pentire di tutti i peccati commessi, i peccati veniali non è necessario che vengano confessati. Occorre però evitare due opposti pericoli: il rigorismo o il lassismo. Un eccessivo rigorismo ci condurrebbe in una sorta di vivisezione della coscienza finendo per farci entrare in uno stato di angoscia e di scrupolo. Nel secondo caso, invece, finiremmo in una sorta di autoinganno in cui si giustifica ogni azione senza vedere più dove sta il peccato. La confessione dei peccati deve essere fatta in modo umano, cercando di consegnare al sacerdote tutto il male che abbiamo commesso in modo tale che venga guarito e cancellato dalla grazia di Dio.
Proprio per evitare un eccessivo rigorismo, ecco ulteriori indicazioni che dà la Chiesa su quali peccati confessare:
• nel dubbio se un peccato sia mortale o sia veniale non siamo tenuti a confessarlo, anche se sarebbe meglio confessarlo
• nel dubbio se in passato abbiamo o meno confessato un peccato mortale, non siamo tenuti a confessarlo anche se è possibile confessarlo in una confessione successiva
Ci si reca quindi dal sacerdote (iniziando col dire quanto tempo è intercorso dall’ultima confessione e concludendo col dire che si intende confessare anche i peccati che non si ricordano):
• si confessano i propri peccati
• si ascoltano le parole del sacerdote
• si accetta la penitenza che viene data
• si manifesta il proprio pentimento, motivato sopratutto dall’amore verso Dio e si recita l’atto di dolore (o altre formule analoghe)
• si accoglie con Fede l’assoluzione: «Io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo»
• si ringrazia poi il Signore del dono sacramentale ricevuto, rinnovando il proprio impegno di conversione di vita.
• Basta un accusa generica dei propri peccati?
No, non basta. Va riprovato qualsiasi uso che limiti la confessione ad un’accusa generica (ad es. il dire: «Padre, ho peccato, mi dia l’assoluzione...») o soltanto di uno o più peccati ritenuti più significativi. Il cristiano è tenuto all’obbligo di confessare, secondo la specie e il numero, tutti i peccati mortali, commessi dopo il Battesimo e non ancora accusati nella Confessione, dei quali abbia coscienza dopo un diligente esame.
• Come si fa un diligente esame di coscienza?
Si può fare un buon esame di coscienza passando in rassegna i dieci Comandamenti, le Beatitudini evangeliche, i precetti della Chiesa e lasciandosi illuminare dalla Parola di Dio (la Sacra Scrittura). Infatti è la Parola di Dio che:
- rivela il peccato
- invita alla conversione
- esorta al bene
- incoraggia a operare imitando Cristo
- annuncia la misericordia di Dio che lava il peccato dell’uomo con il sangue di Cristo e dona la grazia dello Spirito Santo che santifica l’uomo.
• È possibile confessarsi durante la S. Messa?
Sì è possibile, ma non è opportuno, in quanto non si possono celebrare bene due sacramenti contemporaneamente. Meglio confessarsi prima o comunque al di fuori della S. Messa. La celebrazione della Confessione durante la Messa dà luogo a una sovrapposizione che finisce per danneggiare questi due eventi di salvezza, autentici capisaldi della vita cristiana, e pertanto bisognosi ciascuno di un tempo specifico di celebrazione. Si raccomanda quindi ai fedeli di accostarsi al Sacramento della Penitenza fuori dalla Celebrazione della Messa, scegliendo un momento di calma per sè e per il sacerdote confessore, così da poter celebrare bene questo sacramento.
• Il confessore è sempre tenuto al segreto?
Sì, senza alcuna eccezione e sotto pene molto severe. Egli deve mantenere l’assoluto segreto (il sigillo sacramentale) circa i peccati confessati dai suoi penitenti, a costo anche di rimetterci la propria vita.
• Come praticare l'esame di coscienza?
L'esame di coscienza non deve ridursi ad un puro esercizio di memoria o di introspezione psicologica perché è una forma di preghiera. Per questo è bene seguire il metodo della preghiera. Iniziare quindi con la presenza di Dio, l'adorazione e la preghiera preparatoria, che comprenderà anche la richiesta di una grazia speciale: cioè la grazia di vedere le proprie colpe, di condannarle e di correggersi. Quindi esaminare la propria vita o in ordine cronologico o secondo l'ordine dei comandamenti e chiedere perdono al Signore ogni volta che ci si rende conto di un peccato.
• Tutti possono ricevere l’assoluzione?
Non possono ricevere validamente l’assoluzione i penitenti che vivono in stato abituale di peccato mortale (ad es. i divorziati risposati…) qualora non intendano cambiare la loro situazione. In ogni caso, il peccato non viene perdonato se non c’è il pentimento personale e il proposito di non farlo più. Alcuni peccati particolarmente gravi, puniti con la scomunica, possono essere assolti solo dal Papa o dal Vescovo o da sacerdoti da loro delegati. In caso di pericolo imminente di morte, qualsiasi sacerdote può assolvere da ogni peccato o scomunica.
3. L'esame di coscienza
Cos'è l'esame di coscienza? Per rispondere a questo interrogativo riportiamo le parole usate da Giovanni Paolo II nella sua catechesi del 20 marzo 1998.
"L'esame di coscienza è una delle pratiche della vita interiore. Esso non può essere una specie di resoconto delle azioni cattive e dei peccati, perché in questo modo esso facilmente si trasforma in una specie di autotormento inconsapevole che genera tristezza ed anche disperazione. L'esame di coscienza è soprattutto preghiera, quindi incontro personale con Dio in un'atmosfera di attenzione amorosa reciproca, è il constatare la sua attenzione amorosa su di me. In un esame di coscienza così inteso, notiamo prima di tutto che Dio è presente nella nostra vita quotidiana. La profondità della sua misericordia si apre per noi e ci chiama a unirci a Lui. L'uomo, vedendosi al centro dell'attenzione amorosa di Dio, cessa di concentrare tutta la sua attenzione sul peccato e la concentra sopratutto sulla presenza affettuosa di Dio e sui raggi della sua misericordia nei quali soltanto conosce sé stesso, i propri peccati e le proprie imperfezioni. Quindi l'esame di coscienza dovrebbe contribuire a farci conoscere noi stessi sotto i raggi di questa presenza.
Invece di analizzare le azioni cattive della giornata, bisogna giudicare prima quello che è più importante per noi, cioè la presenza di Dio nella nostra vita e la sua chiamata al dialogo, vedere come Dio nel suo amore per noi desidera la nostra risposta a tale amore negli avvenimenti quotidiani. Si tratta di vedere se abbiamo dato o no la nostra risposta alla presenza amorosa di Dio nella nostra vita. L'esame di coscienza dovrebbe essere quindi un momento di preghiera per imparare a rispondere al suo amore e nello stesso tempo imparare le esigenze del suo amore, a capire che cosa Dio vuole da noi, quali sono i suoi desideri. Perciò bisogna aprirsi alla voce dello Spirito Santo. Ebbene, chi desidera il proprio sviluppo interiore, deve essere consapevole dell'enorme importanza dell'esame di coscienza. Deve quindi rendersi conto dell'importanza di un continuo discernimento del cuore e della necessità di adattare l'esame di coscienza al grado di sviluppo in cui egli si trova attualmente e alla situazione nella quale vive".
4. La confessione dei peccati
Per illustrare la pratica della confessione riportiamo le parole contenute nel Catechismo della Chiesa Cattolica, ai nn. 1455-1458.
"La confessione al sacerdote costituisce una parte essenziale del sacramento della Penitenza: «È necessario che i penitenti enumerino nella confessione tutti i peccati mortali, di cui hanno consapevolezza dopo un diligente esame di coscienza, anche se si tratta dei peccati più nascosti e commessi soltanto contro i due ultimi comandamenti del Decalogo, perché spesso feriscono più gravemente l'anima e si rivelano più pericolosi di quelli chiaramente commessi».
«I cristiani [che] si sforzano di confessare tutti i peccati che vengono loro in mente, senza dubbio li mettono tutti davanti alla divina misericordia perché li perdoni. Quelli, invece, che fanno diversamente e tacciono consapevolmente qualche peccato, è come se non sottoponessero nulla alla divina bontà perché sia perdonato per mezzo del sacerdote. "Se infatti l'ammalato si vergognasse di mostrare al medico la ferita, il medico non può curare quello che non conosce"».
Secondo il precetto della Chiesa, «ogni fedele, raggiunta l'età della discrezione, è tenuto all'obbligo di confessare fedelmente i propri peccati gravi, almeno una volta nell'anno». Colui che è consapevole di aver commesso un peccato mortale non deve ricevere la santa Comunione, anche se prova una grande contrizione, senza aver prima ricevuto l'assoluzione sacramentale, a meno che non abbia un motivo grave per comunicarsi e non gli sia possibile accedere a un confessore. I fanciulli devono accostarsi al sacramento della Penitenza prima di ricevere per la prima volta la santa Comunione.
Sebbene non sia strettamente necessaria, la confessione delle colpe quotidiane (peccati veniali) è tuttavia vivamente raccomandata dalla Chiesa. In effetti, la confessione regolare dei peccati veniali ci aiuta a formare la nostra coscienza, a lottare contro le cattive inclinazioni, a lasciarci guarire da Cristo, a progredire nella vita dello Spirito. Ricevendo più frequentemente, attraverso questo sacramento, il dono della misericordia del Padre, siamo spinti ad essere misericordiosi come lui:
«Chi riconosce i propri peccati e li condanna, è già d'accordo con Dio. Dio condanna i tuoi peccati; e se anche tu li condanni, ti unisci a Dio. L'uomo e il peccatore sono due cose distinte: l'uomo è opera di Dio, il peccatore è opera tua, o uomo. Distruggi ciò che tu hai fatto, affinché Dio salvi ciò che egli ha fatto. [...] Quando comincia a dispiacerti ciò che hai fatto, allora cominciano le tue opere buone, perché condanni le tue opere cattive. Le opere buone cominciano col riconoscimento delle opere cattive. Operi la verità, e così vieni alla Luce»".
PICCOLA GUIDA PER LA CONFESSIONE
La confessione non è una semplice lista di peccati. Per questo motivo è utile seguire, soprattutto agli inizi, una guida che ci permetta di operare un discernimento sul nostro stato spirituale e che ci aiuti a comprendere la serietà di questo importante sacramento. È in quest'ottica che riportiamo alcune domande che possono aiutarci a fare discernimento su come stiamo vivendo la nostra vita cristiana e alcune delle più diffuse preghiere che vengono fatte recitare dal penitente come atto di pentimento e che precedono l'assoluzione sacramentale.
ESAME DI COSCIENZA
I peccati non sono soltanto una serie di mancanze, pure e semplici, ma sono anche la nostra complicità con il male di oggi: incredulità, indifferenza, egoismo, violenza, erotismo, disprezzo dei deboli, razzismo, oblio dei poveri: corsa sfrenata al denaro, sperperi vergognosi, arrivismo a danno d'altri, spirito di dominazione, ecc. Ogni peccato, anche individuale, ha una dimensione comunitaria: esso pesa sul Corpo di Cristo e peggiora il mondo, la Chiesa, il paese e l'ambiente. Ogni peccato deve provocare in noi un umile pentimento e una fiduciosa domanda di perdono. È necessario accusare tutti i peccati gravi. A riguardo dei peccati veniali abbi cura di confessare quelli che di più ostacolano il tuo cammino verso Dio.
1. Dio è Padre e mi ama
- So vincere la solitudine e la disperazione ricordandomi che ho un Padre, che mi ama e mi attende sempre, nonostante le mie infedeltà?
- So ringraziare Dio per il dono del creato, della vita ed in particolare delle persone, che mi hanno amato e mi amano?
- So rispettare la natura? Sento la responsabilità di evitare ogni forma di inquinamento che la deturpa e rovina?
- So capire l'amore di Dio, che ha donato il Figlio Gesù e che in lui parla anche a me?
- Stimo e leggo la Parola di Dio? Mi istruisco nella fede?
- La preghiera esprime la mia fiducia, la mia confidenza filiale ed è anche il momento, nel quale ascolto e mi lascio guidare dall'amore del Padre. Sono fedele a questo incontro quotidiano?
- Mi rendo conto che ogni giorno dovrei essere pronto a dire il mio sì al progetto di Dio? Ho l'umiltà di capire qual è la sua volontà per accettarla?
- La mia dipendenza filiale richiede di riconoscere onestamente il mio peccato e cioè la volontaria difformità dal progetto di persona, che mi è stato rivelato in Gesù Cristo. Penso superbamente di non aver peccati, proprio perché mi voglio realizzare su un progetto mio e non su quello di Dio Padre? Penso che mi basti una conformità alla legge scritta o alle apparenze esterne e non invece una conformità a Cristo Gesù per poter essere come mi vuole il Padre?
2. In Gesù sono fratello di ogni uomo
- Mi rendo conto che spesso sono solo, perché io escludo e condanno gli altri, senza capire che sono come me figli poveri, amati dallo stesso Padre ed ugualmente salvati in Cristo?
- In qualità di cristiano mi sforzo di ricordare la parola di Gesù, che dice: «Chi è senza peccato scagli la prima pietra?» e che, per questo, devo amare tutti e condannare sempre il male, ma mai la persona che lo compie?
- Ho danneggiato gravemente qualcuno senza riparare? Ho dato scandalo, favorendo la diffusione della pornografia?
- Ho rispetto per tutti, per le loro cose, per la vita, anche quando sono al volante dell'automobile?
- Mi sforzo sinceramente di perdonare nella consapevolezza che anch'io ho sempre bisogno del perdono di Dio?
- La mia attenzione principale dovrebbe essere per coloro che sbagliano. A che punto sono nel fare questa scelta preferenziale insieme a Gesù? Continuo forse anch'io ad emarginare le persone col mio modo di fare?
- Tento forse di aggiustarmi la coscienza dando semplicemente qualche elemosina a qualche bisognoso o a qualche opera di bene, senza voler rivedere tutto il mio atteggiamento verso i beni della terra, prima, e poi verso questi miei fratelli, resi ultimi forse anche da me? Ho capito che in nome di Gesù devo imparare a farmi prossimo, cioè vicino ad ogni uomo?
3. Gesù mi ha dato un posto di responsabilità
nella Chiesa
- Dio Padre ha scelto di operare nel tempo e nello spazio la salvezza degli uomini, mediante l'azione dei seguaci di Gesù che, in comunione con lui, formano la chiesa. Scegliendo di diventare cristiani con il battesimo siamo stati consacrati dallo Spirito santo per continuare nel mondo la missione di Gesù.
- Ho stima della Chiesa di cui faccio parte? Sento la passione per il bene, per la salvezza di ogni uomo, per cui Cristo ha versato tutto il suo sangue? Offro per questo i miei sacrifici? Rispetto la domenica e partecipo attivamente all'Eucarestia per incontrare Cristo e i fratelli in una Vera comunione d'amore?
- Con il dono della vita ogni cristiano è chiamato ad entrare a lavorare nella vigna del Signore con una sua particolare vocazione. Se ho ricevuto la missione di servire nella verginità, come mi comporto con Gesù, con me stesso e col mondo?
- Favorisco il nascere delle vocazioni consacrate? Partecipo attivamente alla vita della mia comunità, nonostante le difficoltà reali?
- Accetto di assumere delle responsabilità, come far parte del consiglio pastorale, essere animatore, catechista o educatore in oratorio o altro? Se ho questi impegni li compio con passione e sono di buon esempio, soprattutto nel vivere la carità fraterna?
4. Riguardo alla famiglia
- Se sono sposato, come testimonio l'amore di coppia?
- Come vivo il servizio alla vita? Sono veramente contrario ad ogni forma di soppressione, tanto della vita nascente come di quella morente? Ho provocato o favorito qualche aborto?
- Come mi dedico all'educazione dei figli? Insegno ai figli ad amare Dio?
- Se sono figlio, come collaboro all'andamento familiare? Cerco di favorire anche l'armonia dei miei genitori? Sono attento alle necessità degli anziani? Accolgo volentieri i loro insegnamenti o li respingo in maniera preconcetta?
- Se sono fidanzato mi impegno sinceramente a compiere un cammino cristiano in preparazione al matrimonio? Mi affido anche al consiglio di coppie cristiane esperte o alla guida di qualche sacerdote prudente? Sono convinto che anche la castità prematrimoniale è la maniera più vera per imparare ad amarsi e a rispettarsi?
- Se non sono ancora fidanzato mi preparo a questa esperienza coltivando la mia capacità di vivere la sessualità in una maniera oblativa e non egoistica?
5. Riguardo agli impegni civili
- Come cristiano testimonio la mia fede con la sollecitudine per il bene comune, oppure metto il mio profitto davanti a tutto?
- Ho coscienza che evadere la tasse sistematicamente è un vero e proprio furto?
- Conosco la dottrina sociale della chiesa?
- Nel campo del lavoro faccio il mio dovere o come imprenditore o come dipendente o come professionista?
- Vivo in un contesto sociale tendenzialmente consumistico, poco aperto alla solidarietà e portato ad esasperare i propri diritti. Cerco di essere sanamente critico di fronte ai mezzi di comunicazione sociale quali, ad esempio, la televisione, internet e la stampa? Cerco la solidarietà, specie col più debole, anziché la ricerca corporativistica dei miei interessi?
- Se ho doti per collaborare alla liberazione dell'uomo anche nelle strutture pubbliche, mi dedico a coltivarle?
- Proprio perché l'unico e grande Signore è Gesù Cristo. Faccio continuo e sincero riferimento a lui? Mi rivolgo a lui per lasciarmi liberare dalle mie schiavitù e per rilanciare la mia libertà verso i veri valori della vita?
I sette peccati capitali
- Superbia
- Avarizia
- Lussuria
- Invidia
- Gola
- Ira
- Pigrizia
I precetti della Chiesa
- Parteciperai alla Messa la domenica e le altre feste comandate
- Confesserai tutti tuoi peccati almeno una volta all'anno
- Riceverai umilmente il tuo Creatore (nella Comunione) almeno a Pasqua
- Santificherai le feste che ti sono comandate.
"La domenica e le altre feste di precetto i fedeli [...] si astengano [...] da quei lavori e da quegli affari che impediscono di rendere culto a Dio e turbano la letizia propria del giorno del Signore o il dovuto riposo della mente e del corpo" (Codice di Diritto Canonico, can. 1247).
- Osserverai il digiuno prescritto e parimenti l'astinenza.
"Si osservi l'astinenza dalle carni o da altro cibo, secondo le disposizioni della Conferenza Episcopale, in tutti e singoli i venerdì dell'anno, eccetto che coincidano con un giorno annoverato tra le solennità; l'astinenza e il digiuno, invece, il mercoledì delle Ceneri e il venerdì della Passione e Morte del Signore Nostro Gesù Cristo" (Ibid., can. 1251). Il digiuno consiste in un solo pasto regolare nel giorno con piccole porzioni di cibo al mattino e alla sera. I fedeli hanno anche l'obbligo di sovvenire alle necessità materiali della Chiesa, ciascuno in base alle proprie possibilità.
PREGHIERE DEL PENITENTE
Mio Dio, mi pento e mi dolgo
con tutto il cuore dei miei peccati,
perché peccando ho meritato i tuoi castighi,
e
molto più perché ho offeso te,
infinitamente buono e degno
di essere amato sopra ogni cosa.
Propongo col tuo santo aiuto
di non offenderti mai più
e fuggire le occasioni
prossime di peccato.
Signore, misericordia, perdonami.
oppure
O Gesù, d'amore acceso,
non t'avessi mai offeso!
O mio caro e buon Gesù,
con la tua santa grazia,
non ti voglio offendere più,
né mai più disgustarti,
perché ti amo sopra ogni cosa.
Gesù mio, misericordia, perdonami!
oppure
Pietà di me, o Signore
secondo la tua misericordia;
non guardare ai miei peccati
e cancella tutte le mie colpe;
crea in me un cuore puro
e rinnova in me
uno spirito di fortezza e di santità.
oppure
Signore Gesù, figlio di Dio,
abbi pietà di me peccatore.
ASSOLUZIONE SACRAMENTALE
Sacerdote:
Dio, Padre di misericordia,
che ha riconciliato a sé il mondo
nella morte e risurrezione del suo Figlio,
e ha effuso lo Spirito Santo
per la remissione dei peccati,
ti conceda,
mediante il mistero della Chiesa,
il perdono e la pace.
E io ti assolvo dai tuoi peccati
nel nome del Padre e del Figlio † e dello Spirito Santo.
Penitente:
Amen. |
PER APPROFONDIRE
Le indulgenze
Il peccato comporta, per l'uomo che lo commette, una rottura dell'amicizia con Dio, un atto di disprezzo verso la sua saggezza, verso la sua bontà che ci ha manifestato questa saggezza nei comandamenti. Ma il peccato è anche un disordine che colpisce l'uomo stesso, rovina le sue relazioni con gli altri uomini e con tutto il creato. La remissione dei peccati conferita da Cristo e dalla Chiesa con il sacramento della Penitenza, ristabilisce l'amicizia con Dio ma non elimina di colpo il disordine che il peccato ha creato. La grazia di Dio, che il perdono rinnova in noi, ci offre il modo di riparare le conseguenze dei nostri peccati. Per questo dobbiamo fare penitenza dopo aver ricevuto l'assoluzione. Penitenza per noi, per tutta l'umanità, per i defunti (che dell'umanità sono la grande maggioranza). È questa una conseguenza di quella realtà importantissima che la Chiesa chiama "la Comunione dei Santi": il considerare concretamente i legami che uniscono tra loro tutti gli uomini e tutti i credenti, sia del presente sia del passato e del futuro.
Questa penitenza assume poi un valore speciale in quanto è la Chiesa che, avutone il potere da Cristo, la prescrive in modi e forme diverse. È lei che ha l'autorità di proporci questo o quell'atto di pietà e di carità come mezzo per riscattare, totalmente e in parte, i disordini provocati dai nostri peccati. I primi a compilare dei "penitenziari" dettagliati furono i monaci irlandesi ed è da loro che prese origine il modo di contare le penitenze in giorni ed anni, in quanto effettivamente allora i peccatori che si erano fatti penitenti dovevano vivere in condizioni particolari per determinati periodi di tempo. Nel secolo XI la Chiesa introdusse le indulgenze come possibilità di sostituire una parte di queste penitenze con altre opere da lei consigliate. Così il computo in giorni ed anni si trasferì alle indulgenze. Verso il 1250 si iniziò anche a istituire indulgenze applicabili ai defunti in modo di suffragio, come conseguenza della Comunione dei Santi. Dal secolo XV le indulgenze finirono per identificarsi con le elemosine ed è proprio su questa situazione che si espresse la critica di Lutero. Dal 1967 la Chiesa ha abolito il computo delle indulgenze in giorni ed anni al fine di evitare ogni possibile equivoco e confusione.
Il perdono di Assisi
Il 2 agosto è possibile ottenere l’indulgenza plenaria. Ecco le condizioni:
1. Visita dal mezzogiorno del 1° agosto alla mezzanotte del giorno seguente di una chiesa parrocchiale o una chiesa francescana, recitando il Padre nostro e il Credo;
2. confessione sacramentale (nella settimana che precede);
3. partecipazione alla Santa Messa e Comunione eucaristica;
4. una preghiera secondo le intenzione del S. Padre (Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre, Credo).
Indulgenza plenaria per i defunti
Dal mezzogiorno del 1 novembre a tutto il 2 novembre si può lucrare, una volta sola, l'indulgenza plenaria, applicabile soltanto ai defunti, visitando in loro suffragio una Chiesa o un oratorio pubblico o anche semipubblico per coloro che legittimamente lo usano. Durante la visita si devono recitare un Padre Nostro ed un Credo. Si devono inoltre adempiere a suo tempo le solite tre condizioni previste per la concessione delle indulgenze, vale a dire:
• Confessione Sacramentale
• Comunione Eucaristica
• Preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre (a scelta dei fedeli: per esempio un Padre Nostro e un Ave Maria).
Le tre condizioni possono essere adempiute anche nei giorni precedenti o seguenti quello in cui si visita la Chiesa o l'oratorio; tuttavia è conveniente che la santa Comunione e la preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre siano fatte nello stesso giorno in cui si compie la visita. |
IL LIBRO PER MEDITARE
Per confessarsi
di Mons. Alessandro Maggiolini
La dottrina sul peccato e sul sacramento della misericordia, esame di coscienza, il rito per la Riconciliazione, altre preghiere di pentimento e di gratitudine.
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