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Combattimento spirituale

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COMBATTIMENTO SPIRITUALE

Gli angeli e satana, principe dei demoni

Gli angeli rimasti fedeli a Dio lo glorificano e proteggono la Chiesa accompagnando il nostro cammino verso l'eternità. Gli angeli ribelli odiano Dio e la sua creazione tentando gli uomini al peccato. Vinti da Cristo, non bisogna temerli ma occorre essere vigilanti.

 

Angeli ribelli
Bruegel, La caduta degli angeli ribelli (1562)

GLI ANGELI, SERVITORI DI DIO E PROTETTORI DELLA CHIESA – Nella nostra cultura dubbi e negazioni riguardo agli angeli e ai demòni coesistono con il fascino dell'occulto. Occorre chiarire e chiedersi: ci sono davvero queste presenze nella storia? Quale incidenza hanno? La rivelazione attesta la creazione dei puri spiriti e la loro chiamata alla comunione con Cristo. Creati liberi, possono liberamente accogliere o rifiutare il disegno di Dio. Una parte di essi lo accoglie: sono gli angeli santi. Ora stanno davanti a Dio per servirlo, contemplano la gloria del suo volto e giorno e notte cantano la sua lode. «Potenti esecutori dei suoi comandi, pronti alla voce della sua parola» (Sal 103,20), intervengono nella storia, a servizio del suo disegno di salvezza. Cristo è il loro capo ed essi sono «i suoi angeli» (Mt 25,31); gli sono accanto come servitori in alcuni momenti decisivi della sua vita. Un angelo porta a Maria e a Giuseppe l'annuncio dell'incarnazione del Figlio di Dio; una moltitudine di angeli loda Dio per la sua nascita; un angelo lo protegge dalla persecuzione di Erode; gli angeli lo servono nel deserto; un angelo lo conforta nell'agonia del Getsemani; gli angeli annunciano la sua risurrezione; infine, saranno ancora gli angeli ad assisterlo nell'ultimo giudizio. In modo analogo gli angeli accompagnano e aiutano la Chiesa nel suo cammino: incoraggiano gli apostoli; li liberano dalla prigione; li sostengono nell'evangelizzazione; proteggono tutti i fedeli e li guidano alla salvezza: «Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore, per condurlo alla vita» (San Basilio di Cesarea). Si comprende così la tradizionale e bella devozione agli angeli custodi.

I DEMONI E SATANA – Altri angeli sono invece nemici dell'uomo: sono chiamati demòni. Accecati dall'orgoglio, si sono ribellati a Dio con una scelta irreversibile e perciò impossibile da perdonare. Vorrebbero trascinare tutto e tutti nella perdizione e nel nulla. Secondo il linguaggio simbolico del Nuovo Testamento, abitano tra la terra e il cielo, quasi per soffocare la speranza dell'uomo e impedirgli di guardare in alto: «La nostra battaglia non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma... contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti» (Ef 6,12). I demòni hanno come capo Satana. La sua forza distruttiva e il suo influsso nella storia sono indicati dalla Bibbia in termini impressionanti: «il principe di questo mondo» (Gv 12,31); «il grande drago, il serpente antico... che seduce tutta la terra» (Ap 12,9); «omicida fin da principio... e padre della menzogna» (Gv 8,44), «colui che della morte ha il potere» (Eb 2,14); il «maligno» che domina «tutto il mondo» (1 Gv 5,19). Bisogna dunque vedere in lui una persona, malvagia e potente che, attraverso un'illusione di vita, organizza sistematicamente la perdizione e la morte.

L'INFLUSSO DI SATANA – Si può riconoscere un suo influsso particolare nella forza della menzogna e dell'ateismo, nell'atteggiamento diffuso di autosufficienza, nei fenomeni di distruzione lucida e folle. Ma tutta la storia, a cominciare dal peccato originale, è inquinata e stravolta dalla sua azione nefasta. Secondo la concezione biblica, le varie forme di male sono in qualche modo riconducibili a lui e ai demòni suoi complici. La Chiesa ritiene che «tutta intera la storia umana è pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre; lotta cominciata fin dall'origine del mondo, che durerà... fino all'ultimo giorno» (Concilio Vaticano II, Gaudium et Spes, 37). Così inquietante è la forza del male, che alcune dottrine religiose hanno immaginato l'esistenza di un dio malvagio, indipendente e concorrenziale rispetto al Dio del bene. La Chiesa rifiuta questo modo di vedere (Concilio Lateranense IV, De fide catholica). Tuttavia non minimizza il mistero del male, riducendolo alle deficienze della natura o alla colpa dell'uomo, ma vi scorge «un'efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore» (Paolo VI, Discorso del 15 novembre 1972).

LA VIGILANZA CRISTIANA – Nei confronti di Satana e dei demòni bisogna essere vigilanti, ma senza paura. Essi ricevono da Dio le loro energie; possono agire liberamente finché Dio lo permette; loro malgrado, con le loro stesse macchinazioni, come è avvenuto nella passione di Cristo, finiscono per contribuire al regno di Dio e al nostro bene. La supremazia di Dio e di Cristo è totale, dal principio alla fine. Non abbiamo nulla da temere. Cristo ha vinto i demòni e ha dato anche a noi la possibilità di lottare vittoriosamente contro di essi (cf. Eb 2,14; 1 Gv 3,8). Le rappresentazioni letterarie e artistiche dei secoli passati sono diventate estranee alla cultura del nostro tempo. Sarebbe però un errore pericoloso relegare il demonio nel mondo della pura fantasia: la più fine astuzia del diavolo, secondo un detto famoso, sta proprio nel persuadere la gente che lui non esiste. D'altra parte non bisogna vedere la sua presenza dappertutto e alimentare paure irrazionali o un interesse malsano. Satana esercita un certo fascino sull'uomo moderno, che all'efficienza tecnica tende ad associare l'efficienza magica, cioè la manipolazione a proprio vantaggio delle forze preternaturali. Di qui la diffusione di pratiche superstiziose e culti satanici. Chi cerca Satana, l'ha già trovato. La sete di potere ad ogni costo si oppone radicalmente all'atteggiamento di fede, che è abbandono fiducioso alla volontà di Dio.

L'AZIONE DIABOLICA – Ordinariamente l'azione degli spiriti maligni nei confronti degli uomini consiste nella tentazione al peccato. Ciò che loro interessa è soprattutto il nostro traviamento spirituale. Oltre la tentazione, ad essi vengono attribuiti alcuni fenomeni prodigiosi di carattere negativo: l'ossessione, che è violenza interiore o esteriore per recare turbamento; la possessione, che è presa di possesso del corpo con crisi tempestose, alternate a periodi di calma; la infestazione, che riguarda i luoghi e provoca danni e timori. Nell'interpretare questo genere di fenomeni, occorre essere estremamente cauti. È diffusa una credulità morbosa nei prodigi demoniaci, nei malefici, nella mala sorte. Si vede il diavolo dappertutto, meno dove sicuramente sta, cioè nel peccato. Per la gran parte dei casi si tratta di immaginazioni e dicerie senza fondamento o di malattie psichiche, spiegabili con i dinamismi dell'inconscio in personalità dissociate. Per un prudente discernimento, vanno consultati psicologi e psichiatri competenti e rispettosi della fede. Qualche volta però la spiegazione psicologica non sembra adeguata. Si può supporre con buona probabilità l'azione demoniaca in presenza di alcuni segni concomitanti: forza fisica abnorme, comunicazione attraverso lingue sconosciute, conoscenza di cose lontane o segrete, atmosfera malsana, avversione alle realtà religiose. In questi casi, come in ogni situazione di sofferenza, è consigliabile ricorrere alla preghiera, umile e fiduciosa, che non pretende di conseguire i risultati ad ogni costo, ma accetta quello che Dio, nella sua provvidenza, dispone. È bene impegnarsi seriamente in un cammino di vita cristiana, comprendente il sacramento della riconciliazione e la comunione eucaristica, le opere di penitenza e di carità, la fedeltà ai propri doveri. Si può ricorrere infine all'esorcismo.

L'ESORCISMO – L'esorcismo è un sacramentale, un gesto compiuto a nome della
Chiesa. Nella forma deprecativa ci si rivolge a Dio, perché cacci il demonio; nella forma imperativa, confidando nella vittoriosa potenza di Cristo, si ordina al demonio di andar via. In ambedue le forme implica un atteggiamento di umile fiducia. L'efficacia non è automatica; dipende dalla volontà di Dio. Può fare l'esorcismo solo un ministro autorizzato dal vescovo. L'autorizzazione viene data a persone dotate di pietà, scienza, prudenza e integrità morale. La celebrazione deve avvenire in un ambiente riservato, in un clima di preghiera che coinvolga tutti i presenti. Vanno evitati comportamenti che hanno a che fare più con la psicoterapia che con la preghiera.

 

Intervista a Padre François Dermine:
"La debolezza della preghiera per vincere la potenza del demonio"

 


P. François Dermine

Gli esorcisti svolgono la loro missione nel combattere le "potenze del male" senza ricorrere a gesti plateali o spettacolari, ma ricorrendo semplicemente alla fede e alla preghiera e accertandosi, ovviamente, della inesistenza di eventuali patologie medico-psichiatriche. Ecco l''intervista, trasmessa della Radio Vaticana l'8 febbraio 2007, a Padre François Dermine, padre domenicano canadese, esorcista, docente di Teologia Morale e membro della giunta esecutiva del GRIS, il Gruppo di Ricerca e Informazione Socioreligiosa.

«Quando si pensa all'esorcista, si pensa a casi di esorcismo. Ma in realtà l'esorcista ha pochissimi casi relativi a posseduti e questo perché l'insieme delle persone che si rivolgono all'esorcista sono persone che in realtà soffrono di varie forme di persecuzioni che non sono, però, possessioni. Nei casi di possessione veri e propri, abitualmente il demonio si sostituisce alla persona che possiede: non ha ovviamente poteri sulla sua anima, ma ha poteri sul suo corpo. Ed anzi utilizza le sue membra, la sua voce per esprimersi e per parlare. È un essere che odia l'umanità e lo dichiara apertamente. Anche se molto spesso si presenta sotto apparenze molto eleganti, in realtà a mala pena riesce a nascondere il suo odio per l'umanità e soprattutto il suo odio per Dio. Si presenta, quindi, come un essere prepotente, come un essere che vuole sostituirsi a Dio stesso. Questo lo vuole lasciare intendere, anche se il demonio – essendo un essere intelligente – sa benissimo di essere una creatura senz'altro più forte di noi esseri umani, ma infinitamente inferiore a Dio».

Padre Dermine, a livello sociale quali sono le persone più a rischio?

«Io penso, soprattutto, alle persone che hanno delle curiosità verso l'occulto o che cercano di sfuggire ai limiti della nostra condizione umana, che è legata ad un tempo e ad uno spazio determinati, ricorrendo quindi anche a cartomanti, a maghi per sortire degli effetti o per conseguire delle conoscenze che Dio non ha assolutamente intenzione di concedere all'essere umano. E questo perché – diversamente – Dio, in un certo senso, si troverebbe ad abolire la stessa condizione umana che invece ha voluto che noi vivessimo. Queste persone sono, quindi, tremendamente esposte ad un intervento diabolico, perché l'occulto richiede – quando non si tratta di ciarlataneria – senz'altro un intervento, più o meno celato, del demonio. Dal punto di vista strettamente sociologico io non vedo una categoria particolare di persone, che possa essere traviata dal demonio rispetto ad altre categorie».

Nemmeno i giovani?

«Di giovani ce ne sono; ci sono giovani che non sono credenti ed altri che lo sono. Abbiamo tutte le categorie di giovani, chi è acculturato e chi non lo è. Non ci sono delle categorie sociali particolarmente bersagliate dal demonio. Abbiamo avuto più donne che uomini, ma non perché le donne sono più colpite dagli uomini, ma semplicemente perché le donne oppongono meno barriere razionali all'eventualità di un intervento preternaturale e cioè diabolico».

Padre Dermine, lei oppone alla forza del diavolo, la forza della preghiera.

«Non c'è altro, non c'è assolutamente altro. La preghiera ovviamente non soltanto mia, ma la preghiera della Chiesa. Io sono un esorcista incaricato. Solo questo del resto mi consente di farlo e mi dà forza per compiere questo ministero, perché diversamente sarebbe una guerra personale e quindi persa con il demonio. Essendo esorcista ufficiale di una diocesi so che la Chiesa prega con me e attraverso di me e questo mi dà tanta forza ed è l'unica forza, ovviamente, in grado di vincere l'avversario. Insisto anche molto sulla fede delle vittime, perché in ultima analisi sono le vittime stesse che con la loro fede riescono a superare l'ostacolo».

 

 

Benedetto XVI

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